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Al Vinitaly Mionetto e i nuovi codici del bere contemporaneo, masterclass ‘No & Low Alcohol: i nuovi trend della mixology’

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(Adnkronos) – In occasione della 58a edizione di Vinitaly, Mionetto (Pad. 4, Stand B3) invita operatori e visitatori a immergersi in un’esperienza che racconta l’evoluzione del bere contemporaneo: dalle etichette iconiche del Prosecco alle storiche cuvée, fino alla mixology e alle nuove proposte low e no alcohol, oggi sempre più centrali e richieste. In questo scenario in continua trasformazione, nonostante il Prosecco rimanga il cuore dell’identità della cantina, Mionetto si conferma capace di leggere il cambiamento e tradurlo in nuove occasioni. Seguendo la crescita rilevante del segmento NoLo, uno dei trend più interessanti nel panorama del beverage, Mionetto ha recentemente ampliato il proprio portafoglio con referenze dedicate come lo spumante dealcolato Mionetto 0.0% Alcohol Free, Mionetto Aperitivo Alcohol Free e Vivo Generation 5.5, lo spumante a bassa gradazione pensato per un bere più leggero e consapevole. Una proposta completa che consente di ampliare le modalità di fruizione, dall’aperitivo alle più attuali espressioni della mixology, in linea con l’evoluzione degli stili di vita e con una crescente diversificazione delle occasioni. “Oggi il bere è sempre più legato ai momenti e ai contesti, più che a un’unica modalità”, commenta Fabio Boldini, Chief Commercial Officer Italia di Mionetto S.p.A. “Per questo è fondamentale partire dall’ascolto dei consumatori, che esprimono esigenze sempre più diversificate. Dalla crescente attenzione verso il low e no alcohol fino al ruolo della mixology, il mercato richiede un’offerta più ampia e flessibile, capace di rispondere a questa evoluzione”.  Una scelta strategica che sta dando riscontri concreti anche in Italia, un mercato che ha iniziato ad approcciarsi più recentemente al segmento NoLo ma che oggi mostra dinamiche di crescita particolarmente incoraggianti. In questo contesto, lo spumante dealcolato Mionetto 0.0% Alcohol Free evidenzia performance di rilievo, con una crescita di 59 punti rispetto al 2024, superiore all’andamento medio della categoria e indicativa del forte potenziale di sviluppo del segmento a livello nazionale. A Vinitaly, l’innovazione verrà trattata con le masterclass “No & Low Alcohol: i nuovi trend della mixology”, guidate dal bartender Vincenzo Pagliara. Un momento di approfondimento e degustazione che esplora le nuove frontiere del bere miscelato, tra cocktail iconici reinterpretati in chiave low e no alcohol e una crescente attenzione verso un consumo più equilibrato e consapevole. L’edizione di quest’anno vede al centro un’altra grande protagonista: la Cuvée Sergio 1887, espressione autentica dello stile Mionetto e omaggio alle origini, presentata in una nuova e iconica veste. La nostra Cuvée, prodotta con metodo Charmat, nasce dall’unione di vini provenienti da vitigni, vigneti o annate differenti, selezionati per dare vita a uno spumante più armonico, equilibrato e ricco di sfumature, pensato per offrire un’esperienza di gusto completa ma immediata. 
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Dazi, Groenlandia e vino: la tregua di Trump e l’allarme per l’enologia italiana

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(Adnkronos) – Sulla base dell’intesa con la Nato sulla Groenlandia, il presidente Trump ha annunciato che non imporrà i dazi aggiuntivi del 10% (a partire dal 1° febbraio) sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Gran Bretagna, minacciati come “ritorsione” per l'invio di truppe da parte di questa nazioni nella “Terra Verde”. Il mondo del vino italiano, coinvolto da altri dazi statunitensi, osserva con estrema attenzione le mosse del Tycoon; non è passata inosservata la minaccia della Casa Bianca (avvenuta sempre in questi giorni) di applicare tariffe del 200% su vini e champagne francesi, dopo il rifiuto di Emmanuel Macron di aderire al "Board of Peace" per la ricostruzione di Gaza. “Trump ha già dimostrato di non minacciare a vuoto – spiega Livio Buffo, fondatore di Oscarwine e Ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli – Se davvero dovesse dare seguito alle parole rivolte al suo omologo francese, la presenza dei vini transalpini sul mercato USA sarebbe seriamente compromessa, aprendo scenari inediti per le nostre etichette.” Secondo Buffo, l'effetto delle tariffe varia sensibilmente in base al posizionamento del prodotto: “Per i consumatori altospendenti statunitensi, una differenza di 10 dollari a bottiglia è spesso trascurabile. Tuttavia, dazi del 200% porterebbero i prezzi a livelli tali da poter spostare la domanda anche in questo segmento. L’impatto tra i prodotti di fascia media e bassa sarebbe invece più pesante, immediato, rendendo i prodotti francesi fuori mercato a vantaggio della concorrenza. Se i prodotti dei cugini dovessero schizzare alle stelle, è plausibile che la domanda si orienti verso alcuni dei nostri vini (non tutti ovviamente date certe differenze), che da anni sono protagonisti oltreoceano e rappresentano il loro rivale naturale. Ovviamente, chi augurerebbe qualcosa del genere ai francesi?” Rimane aperta la questione dei dazi trumpiani sui vini italiani. “Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) su base Istat – sottolinea il Ceo di Cenacoli – è di 6,5 miliardi di euro il valore dell’export italiano di vino nei primi 10 mesi del 2025, per una contrazione a valore in termini tendenziali sul pari periodo dello scorso anno del 2,7% (-1,4% il saldo a volume). Tra i motivi, c’è anche quanto avvenuto oltreoceano causa dazi: -5,6% il saldo a valore per il primo mercato della domanda mondiale per un controvalore di 1,5 miliardi di euro. Leggendo questi numeri, è fondamentale che il Governo continui il suo lavoro per risolvere il problema delle tariffe stelle e strisce.” In chiusura, Buffo allarga l'analisi al fenomeno della contraffazione e delle imitazioni, lanciando una proposta di cooperazione europea: “Dobbiamo essere consapevoli che, parallelamente all’ormai noto Italian Sounding, esiste un omologo transalpino altrettanto radicato: il French Sounding. Questo fenomeno colpisce duramente il settore enologico, dove i nostri cugini godono di una reputazione storica, alimentando un mercato di imitazioni di Champagne e di altre gemme della loro viticoltura. Il rischio concreto è che, se i prezzi dei vini francesi autentici dovessero diventare proibitivi a causa di dazi al 200%, il French Sounding possa proliferare ulteriormente, colmando il vuoto lasciato dai prodotti originali con falsi d'autore. Nella speranza che questa guerra commerciale non degeneri, sarebbe auspicabile che Italia e Francia stringessero un’alleanza strategica per tutelare i rispettivi patrimoni enogastronomici, difendendo insieme uno dei comparti più prestigiosi e trainanti della loro economia.” 
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Come affrontare i cenoni delle feste. La guida di oscarwine

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(Adnkronos) – Oscarwine, la freepress cartacea dedicata al mondo del vino, presenta il suo nuovo numero con un focus pungente sugli influencer del settore e una guida su come affrontare i cenoni delle feste. La copertina, in tema natalizio, cattura l'attenzione con un ironico "Anche a te e famiglia", che strizza l'occhio alla classica e ripetitiva risposta agli auguri, diventata anche un tormentone dei meme. "Almeno sulla cover siamo stati buoni – spiega Livio Buffo, fondatore di oscarwine – ma a livello di contenuti abbiamo mantenuto il solito spirito critico." Sotto la lente d'ingrandimento della rivista finiscono gli influencer del vino o, come precisa Buffo, una parte di essi: "I social non sono il male incarnato, come pensa qualcuno. La tecnologia si sviluppa in base all’uso che se ne fa o, nel caso degli influencer, in base alla domanda del pubblico o al desiderio che alcuni content creator riescono a far nascere nella gente." Il focus si concentra in particolare sui corsi online, le promesse di lavoro e i facili guadagni. "Potremmo parlare di divulgazione contro trucchi psicologici – commenta il fondatore di oscarwine – Ci sono degli influencer che fanno divulgazione seria, creando contenuti interessanti che ti arricchiscono. Poi, c’è chi promette di farti diventare esperto del vino con corsi online non riconosciuti o, addirittura, di farti raddoppiare le bottiglie vendute se sei un ristoratore o aumentare il tuo fatturato nel canale Ho.Re.Ca. se vendi vino. Come lo fanno? Alcuni proponendo trucchi psicologici o, in alcuni casi, dicendo apertamente che possono ‘ingannare’ il cliente.” "Davvero – continua – qualcuno pensa che un ristoratore di lungo corso abbia bisogno di questi giochetti? O che vendere una bottiglia in più sia la panacea di tutti i mali nella ristorazione? La crisi è nel cambio delle abitudini, delle nuove mode e della ridotta capacità di acquisto della gente. Alla fine, tutto si riduce a manuali, tecniche psicologiche, ‘piramidi’ e altri escamotage inutili, visto che oggi un ristoratore chiede consigli concreti a chi gli vende vino, non acquista perché ipnotizzato da belle parole e, solitamente ha uno staff che sa consigliare una bottiglia. I clienti, poi, non sono farlocchi." Buffo critica anche chi sostiene che i giovani dovrebbero bere di più: "Stiamo scherzando? I ragazzi prediligono i superalcolici perché basta poco per stordirsi. Piuttosto bisognerebbe insegnare loro a bere responsabilmente. Mettersi al volante ubriachi è un pericolo tanto per chi guida quanto per altri automobilisti e i pedoni.” Dalle critiche alla tavola. Per vedere cosa ci sia di vero dietro i miti sulle abbuffate festive, oscarwine ha intervistato il professor Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico di Roma: "Il professore ha smontato alcuni miti sui pranzi di Natale senza rovinare la festa ai lettori. Il Natale non è un pericolo per la salute, e c’è una percezione sbagliata del periodo, come se qualche sfizio rovinasse la linea e portasse a chili e chili in eccesso. Il professore ha inoltre dedicato un personale focus al vino, invitando a non trasformare un piacere conviviale in un rimedio salutistico.” Il numero tocca anche temi politici e di attualità per il comparto vinicolo: un’intervista all’onorevole Gadda (Italia Viva), che spazia tra OCM, dazi statunitensi, problemi climatici e sprechi alimentari e il punto del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio sugli avvisi sanitari irlandesi. La rivista propone anche tanti approfondimenti, storie di produttori e cantine. Tutto il contenuto sarà disponibile sul cartaceo o scaricabile online dal sito di oscarwine. Infine, una domanda per il fondatore: con il panettone, brut o passito? "Invito alla leggerezza: bevete quello che più vi piace con quello che amate mangiare. Non trasformiamo la tavola delle feste in un esercizio di stile. L’unico vero abbinamento che conta a Natale è quello del cuore: circondarsi di persone care. Il resto lo lascio ad altri." 
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Italian sounding ed etichette “sanitarie” sui vini, cosa è cambiato in queste ore

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(Adnkronos) – Nel giro di appena 24 ore, il mondo dell’agroalimentare italiano ha incassato due scosse di segno diverso. Da un lato, la denuncia del ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida sulla presenza di prodotti Italian sounding in un punto vendita interno al Parlamento europeo. Dall’altro, la decisione del governo irlandese di rivedere le proprie nuove norme di etichettatura delle bevande alcoliche, i cosiddetti “health warnings”, avvisi sanitari simili a quelli sui pacchetti di sigarette. A fare il punto è Livio Buffo, fondatore di oscarwine e ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli, che segue da anni questi dossier. “L’italian sounding è un fenomeno che toglie ogni anno miliardi di euro alle nostre aziende in tutto il mondo” spiega. “Coldiretti denuncia da tempo che solo negli Stati Uniti il marketing ingannevole genera un giro d’affari da 40 miliardi di euro, che diventano 120 su scala globale. Ci sono nostri connazionali che, dopo decenni all’estero, non riconoscono nemmeno più i falsi. Non è solo un danno alle esportazioni autentiche e alla nostra immagine, ma un fenomeno che potrebbe crescere ulteriormente se non si risolvesse la questione dei dazi con il presidente Trump, con la prevedibile sparizione di molti nostri prodotti dagli scaffali americani”.  Lo scorso maggio, Cenacoli ha presentato alla Camera la piattaforma “madenotinitaly”, nata per documentare e contrastare il fenomeno. “Se l’Italia non riesce a vincere il braccio di ferro per abolire i dazi statunitensi, può almeno recuperare con la comunicazione una parte di quanto generano i falsi made in Usa, un’azione che andrebbe portata avanti dazi o meno” osserva Buffo. “Il fatto che in Europa circolino prodotti taroccati non è una novità. Ma che accada in un market del Parlamento europeo è la vera notizia. Considerando l’atteggiamento spesso poco collaborativo della Ue sul fronte agroalimentare, la denuncia del ministro va oltre un semplice campanello d’allarme: in una sede istituzionale i controlli dovrebbero essere altissimi”. 
La retromarcia irlandese sugli health warnings
 La seconda notizia arriva da Dublino, dove il governo ha messo in pausa l’introduzione degli health warnings sulle bottiglie di vino. Un tema su cui Buffo e oscarwine lavorano da anni. “Abbiamo denunciato più volte, prima con il vecchio Mipaaf e poi con la vicepresidenza del Senato – assieme al senatore Centinaio e ad altri parlamentari – i rischi per le nostre aziende vitivinicole” ricorda. “Applicare avvisi in stile pacchetto di sigarette non serve a frenare l’alcolismo: chi ha un vizio non si ferma leggendo che potrebbe ammalarsi o morire. Serve invece a far aumentare i costi per le cantine e a ridurre i posti di lavoro nella filiera”. “Immaginate le bottiglie di vino con avvisi sanitari” continua Buffo. “Dapprima le aziende intenzionate a esportare dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per etichette e packaging differenti. Poi, se la norma diventasse europea, il colpo ricadrebbe anche su grafici, creativi, stampatori, professionisti del packaging: sarebbe un effetto domino. E si perderebbe un’identità visiva essenziale, con scenari che ricordano distopie come ‘1984’ di Orwell”. Per ora il governo irlandese ha annunciato una revisione della norma, ma Buffo invita alla prudenza: “Si parla di rivederla, quindi bisogna vedere come. Visti i precedenti, aspetterei comunque a cantare vittoria”. 
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Più dazi, meno Chianti: il paradosso del vino italiano colpito e copiato

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(Adnkronos) – Tra i settori più esposti ai dazi di Trump c’è il vino italiano, destinato a subire uno dei contraccolpi peggiori. Una situazione che oscarwine, uno dei siti di settore più letti in Italia, aveva denunciato mesi fa, per voce del suo direttore Livio Buffo, e che in questi giorni è in distribuzione con il nuovo numero della freepress cartacea con una storia di copertina dal titolo provocatorio: “Trump VS Europa: dazi nostri”. «Ci piacciono le copertine forti in stile Libero o il Manifesto – spiega Buffo all'Adnkronos – e questa era pronta da tempo. Il cuore del pezzo è un’intervista alla senatrice Silvia Fregolent, che analizza l’impatto dei dazi e le paure crescenti tra i produttori.» 
Paure che, oggi, sono diventate certezze.
 «Trump mantiene sempre le promesse/minacce. I novanta giorni di stop ai dazi partiti ad aprile non hanno cambiato nulla… anzi. Ora inizia la vera sfida.» 
Quale?
 «Il mercato statunitense è il più importante per il vino italiano. Negli anni ci ha aiutato a costruire una reputazione, aumentare la nostra competitività, facendo crescere l’export e creando occupazione. I dazi colpiranno soprattutto i vini di fascia bassa che rappresentano il grosso dei volumi. I prodotti italiani diventeranno meno accessibili, probabilmente sostituiti da vini di qualità inferiore ma a prezzo più contenuto.» 
Ci darebbe qualche numero?
 «L’export vinicolo italiano negli USA vale 2 miliardi di euro, circa un quarto del nostro totale mondiale. Per alcune regioni italiane gli Stati Uniti valgono ancora di più, fino al 35% del loro mercato. Secondo l’UIV, le vendite di alcolici europei negli Usa (vino incluso) generano 8 miliardi di euro, contro 1,3 miliardi di import. Il dato che spaventa è un altro: l’81% del nostro vino esportato rientra nella fascia popolare, con circa 350 milioni di bottiglie vendute ogni anno. Questa è l’area che sarà più colpita. Invece, chi spende 100 dollari per un Brunello, potrà digerire un aumento di 10 ma invece chi deve arrivare a fine mese il vino italiano base inizierà a evitarlo dopo gli aumenti.» 
Qualche mese fa lei aveva proposto di passare all’attacco, colpendo le aziende americane che lucrano sull’italian sounding.
 «Parliamo di un fenomeno da 40 miliardi di euro che colpisce anche il vino. A maggio, con Cenacoli , il vicepresidente del Senato Centinaio e l’onorevole Cerreto della commissione agricoltura della Camera, abbiamo lanciato la piattaforma madenotinitaly.com, per segnalare i falsi italiani e fare cultura, spiegando la differenza fra un nostro prodotto e una imitazione nella speranza di far recuperare alle nostre aziende le perdite dovute ai tarocchi. Se i nostri produttori inizieranno a ritirarsi dal mercato USA o a ridurre la presenza, la situazione peggiorerà. L’italian sounding aumenterà i profitti. Se prima si stimava un incremento del fenomeno del 15%, oggi possiamo ipotizzare un’impennata almeno al 20%.» 
Le conseguenze per il settore dei dazi?
 «Migliaia di bottiglie torneranno indietro, invendute. Le cantine vedranno aumentare i costi di stoccaggio, i margini caleranno, e in pochi anni potremmo perdere migliaia di posti di lavoro. Le piccole cantine, in particolare, rischiano di essere spazzate via da un mercato a stelle e strisce inondato da prodotti alternativi.» 
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Vino italiano sotto attacco, la campagna di Oscarwine e Centinaio

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(Adnkronos) – Oscarwine, uno dei portali sul vino più letti, torna con i suoi eventi sul vino. Ad annunciarlo Livio Buffo, Ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato della Repubblica. “Come anticipato a Vinitaly – ha commentato Livio Buffo – Con il senatore Centinaio abbiamo intenzione di lanciare una vera e propria campagna di sensibilizzazione su alcuni problemi che affliggono il nostro settore vitivinicolo e creare un sano dibattito che svegli le coscienze. Siamo un’eccellenza internazionale del vino ma continuiamo a subire passivamente il fuoco amico dell’Europa e, adesso, a subire i pericolosi cambi di umore degli statunitensi sui dazi: in questa situazione rischiano non solo le cantine ma anche tutte le aziende e le professionalità che fanno parte della filiera. Continuo a reputare che la miglior difesa sia l’attacco e, a brevissimo, presenteremo con il vicepresidente del Senato un progetto per provare a cambiare davvero le cose.” “Da anni – ha sottolineato il presidente Centinaio – sto portando avanti una battaglia contro una serie di vergognosi attacchi al nostro agroalimentare, dal nutriscore ai dazi americani, passando per gli avvisi sanitari irlandesi. Ci sono, tuttavia, altre situazioni sconosciute ai più – alcune potenzialmente pericolose, altre già dannose – che meritano la luce dei riflettori, che devono essere comunicate alla nostra filiera produttiva, combattute e fermate. Stiamo organizzando un incontro con Cenacoli e oscarwine per presentare questa iniziativa che vedrà coinvolta attivamente anche la nostra comunità italiana all’estero. Il patrimonio agroalimentare italiano è indissolubilmente legato al suo territorio e non delocalizzabile, non possiamo produrre l’olio d’oliva, il parmigiano, i nostri vini altrove come vorrebbe qualcuno. Urge diplomazia e una soluzione politica che non danneggi le nostre aziende: ieri il presidente Meloni ha fatto un importante passo in questo senso.” “Tanto per dare un dato a chi ci confronta sempre con i francesi – conclude Buffo – l’Italia è il primo Paese al mondo per export di formaggi oltreoceano e, negli ultimi anni, sono cresciuti anche i numeri del vino. Ho sentito dire da qualche italiano trapiantato negli Usa che, in caso di aumento dei prezzi delle nostre bottiglie, andrà sui vini della Napa Valley. Questo atteggiamento è grave. La nostra comunità –che ripeterò fino alla noia ha fortemente contribuito al ritorno del presidente Trump e che quindi ha un peso elettorale negli Usa – deve far sentire la sua voce e protestare; così come tengono la bandiera italiana in bella vista sui balconi o fuori dai negozi, devono manifestare la loro italianità anche in termini di sostegno “politico” al nostro agroalimentare. I nostri prodotti tipici sono unici, un’espressione del territorio, una materia prima unica al mondo, un saper fare che non si può delocalizzare o trasferire oltreoceano. Adesso attendiamo di vedere a cosa porterà l’incontro di ieri fra la premier Meloni e il presidente Trump.” 
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Oscarwine sbarca su carta: la nuova freepress presentata al Vinitaly

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(Adnkronos) – Dopo cinque anni di presenza digitale, Oscarwine, uno dei portali dedicati al vino più seguiti in Italia, diventa anche cartaceo. L’annuncio, a sorpresa, è arrivato nel corso dell’evento “Gli attacchi europei al vino italiano”, in corso al Vinitaly, e ha visto la partecipazione di figure di spicco del settore e della politica. A svelare la novità è stato Livio Buffo, CEO dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e fondatore del marchio: “Dobbiamo far tornare la voglia di leggere alle persone. L’editoria non è morta: la carta ha ancora un grandissimo valore e noi vogliamo riscoprirlo. Per questo abbiamo fatto il percorso inverso, dai byte alla cellulosa.” La nuova rivista sarà una freepress trimestrale, distribuita nei luoghi dove il vino si compra, si degusta e si vende: “il suo habitat naturale”, come sottolineato da Buffo. L’obiettivo è raggiungere i lettori là dove vivono la passione per il vino, fuori dal web, in un contesto più diretto e tangibile. L’iniziativa editoriale è stata presentata in un contesto acceso, quello del convegno dedicato agli ostacoli posti dall’Europa all’agroalimentare italiano. Tra i temi affrontati, anche le recenti proposte di etichettatura sanitaria sulle bottiglie di vino – i cosiddetti health warning, simili a quelli presenti sui pacchetti di sigarette. Il senatore Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, ha criticato duramente l’iniziativa: “Mi sembra che l’Europa si occupi troppo di ciò che dovrebbe restare competenza degli Stati. Il vino non va criminalizzato, ma promosso come parte della nostra cultura. Due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne possono avere effetti positivi sulla salute.” Centinaio ha anche lanciato un monito contro una visione “penalizzante” nei confronti di Italia, Francia e Spagna, principali produttori di vino: “Perché se la prendono con il vino e non con la birra tedesca o le bibite industriali?”. L'intervento di Pietro Monti, vicepresidente della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e produttore non vedente, si è concentrato su un approccio più inclusivo alle etichette: “Meglio QR code parlanti e scritte in braille, piuttosto che messaggi allarmistici. La tecnologia può aiutare davvero chi ha disabilità visive.” Monti ha raccontato l’esperienza positiva con Cenacoli per una special edition della sua azienda vinicola, già dotata di strumenti inclusivi sulle etichette.  A chiudere l’incontro è stato Roberto Gualtieri, medico con oltre vent’anni di esperienza nei pronto soccorso romani, che ha posto l’attenzione sull’abuso di alcol tra i giovani: “Dai ragazzi di 11 anni fino agli adolescenti, l’alcol può causare danni irreparabili. La prevenzione, attraverso scuola e famiglia, è l’unica vera arma.” Gualtieri ha invitato a un’educazione consapevole, ribadendo che “bere responsabilmente” è la strada giusta, lontano da estremismi e allarmismi. 
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Vino, la lotta all’Italian sounding e agli avvisi sanitari

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(Adnkronos) – Un progetto per non vedenti, lotta all’italian sounding e alla contraffazione di prodotti italiani, avvisi sanitari, comunicare la qualità ed evidenze scientifiche sul rapporto fra il consumo di vino e alcune patologie.  Sono i temi affrontati questa mattina alla Sala Tatarella della Camera dei Deputati durante la tavola rotonda “Comunicare il vino: pericoli, errori ed etichette inclusive”, organizzata sui iniziativa dell’onorevole Andrea Di Giuseppe (Fratelli d’Italia), presidente del Comitato Permanente sul Commercio Internazionale in cooperazione con l’agenzia di comunicazione Cenacoli, alla quale hanno partecipato il senatore Gian Marco Centinaio (Lega Salvini Premier), vicepresidente del Senato della Repubblica, l’onorevole Marco Cerreto (Fratelli d’Italia), Commissione Agricoltura della Camera, Livio Buffo, fondatore di oscarwine e Ceo di Cenacoli, il produttore Pietro Monti dell’Azienda Agricola Roccasanta e il professor Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia e statistica medica. L’ITALIAN SOUNDING L’on. Andrea di Giuseppe ha toccato due temi caldi di questo momento: la contraffazione e l’italian sounding: “Nella relazione annuale dei servizi segreti, depositata in parlamento e stilata dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica Italiana, la contraffazione delle produzioni agroalimentari Made in Italy è stata descritta come una minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo i dati di The European House – Ambrosetti, nel 2023 i consumatori esteri hanno acquistato 63 miliardi di prodotti “falsificati” che non provengono dal nostro Paese. Eliminando la piaga del Food&Beverage italiano fasullo, il nostro export sarebbe più che raddoppiato. Questa cifra, senza un intervento normativo efficiente, è destinata a crescere in particolare nei campi produttivi più sensibili, quali il settore caseario, la pasta, settore dell’olio e ovviamente quello del vino: l’agroalimentare è diventato un obiettivo della criminalità per fare cassa. Ho avviato sul tema un’interlocuzione con il nostro Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso per promuovere iniziative concrete di contrasto a questa problematica. All’interno della mia circoscrizione elettorale, quella nord americana, avvierò con la nuova amministrazione statunitense dei tavoli per fare in modo di proteggere i nostri prodotti e mettere un freno a quelli che sfruttano l’italian sounding.” HEALTH WARNING IRLANDESI Tra gli allarmi del momento anche il semaforo verde dato dall’Europa all’Irlanda a inserire, in stile pacchetti di sigarette, avvisi sanitari sulle etichette di vino, birra e superalcolici come "il consumo di alcol provoca malattie del fegato" e "alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Un precedente pericoloso che potrebbe allargarsi a macchia d’olio, coinvolgendo altri paesi del vecchio continente. Sull’argomento è intervenuto il senatore Centinaio che, da quando era Ministro, sta portando avanti una difesa dei prodotti italiani dagli attacchi normativi europei: “Dobbiamo sempre tenere alta la guardia rispetto alle norme che possono arrivare dall’Europa. Nei prossimi anni, il mercato del vino potrebbe essere condizionato non solo dai gusti dei consumatori ma anche da guerre commerciali con i Paesi importatori extra-Ue. Non possiamo permetterci di subire anche gli attacchi di Bruxelles e delle altre capitali europee. Il tentativo di estendere l’applicazione di etichette allarmistiche va fermato sul nascere, come tutte le altre iniziative che nulla hanno a che vedere con la tutela della salute e la corretta informazione dei consumatori, ma che rappresentano solo il tentativo di penalizzare uno dei nostri prodotti di punta, per qualità e quantità.” UN’ETICHETTA INCLUSIVA, UN QR CODE NARRANTE PER NON VEDENTI Per fare in modo che le etichette di vino diventino realmente utili e alla portata di tutti, Livio Buffo, ceo di Cenacoli e fondatore di oscarwine, ha presentato un progetto di comunicazione per non vedenti: “Abbiamo pensato di inserire sull’etichetta frontale delle bottiglie di vino un QR code, segnalato anche da una scritta in carattere braille, che attiva sugli smartphone un racconto in audio (la voce è della giornalista Rossella Alimenti) sulla vinificazione del prodotto, le sue caratteristiche organolettiche e i possibili abbinamenti. Attualmente, sulle retro-etichette delle bottiglie compaiono dei QR code che rimandano a semplici informazioni testuali sugli ingredienti, nutrizionali e ambientali. L'aggiunta dell'audio è il superamento di un'ulteriore barriera, per fornire informazioni tecniche e suggerimenti al consumatore.” “L’etichetta – ha continuato il fondatore di oscarwine – rappresenta un Dioniso bendato; la fascia è volutamente trasparente e si intravedono gli occhi per indicare che nonostante l’impedimento è possibile vedere.” Aprire la mente e favorire una vera inclusione. Su questa lunghezza d’onda lavora Pietro Monti, titolare dell’Azienda Agricola Roccasanta e produttore non vedente – tra i primi a utilizzare il braille in Italia – che ha sposato subito il progetto di Cenacoli: “Sulle mie etichette c’è il nome della cantina in braille, in modo che tutti abbiano gli strumenti per riconoscerla. Anche il QR code è importante perché con le moderne tecnologie i non vedenti come possono attingere a una serie di informazioni. Ritengo questo aspetto molto importante per l'inclusività e per facilitare le persone con disabilità. Inoltre, comunichiamo al consumatore che anche una persona cieca può essere titolare di un'azienda agricola, un enologo e fare del buon vino: non è un dettaglio da poco perché potrebbe ispirare persone non vedenti a intraprendere questa strada lavorativa.” LA SCIENZA COSA DICE? Ritornando al tema degli health warning, le considerazioni scientifiche sono state lasciate al professor Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia e statistica medica che ha messo in chiaro alcuni punti sul rapporto vino/patologie/salute: “L’alcol è associato a diversi problemi di salute è una sostanza tossica, un cancerogeno gruppo uno: questo dice l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il consumo di vino, se non fatto in maniera moderata, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare alcune patologie ma parliamo di consumo non moderato. L’87% del vino è acqua, la parte restante è materia alcolica associata a vitamine, antiossidanti: parliamo di un consumo possibile se fatto con moderazione e intelligenza, non discutiamo di qualcosa che potrebbe generare un accumulo di grasso viscerale come nel caso di birra e superalcolici. Cosa dovrebbero fare allora gli asiatici ai quali manca un enzima importante per smaltire l’alcol? Se proprio dobbiamo mettere degli avvisi sanitari, facciamolo su certe merendine ipercaloriche, su bevande ultrazuccherate, su alcuni tipi di carne pieni di antibiotici e sui pesci che ormai sono pieni di microplastiche. Per non parlare, poi dei prodotti contraffatti, situazione che ritroviamo nel vino. I nemici della salute li conosciamo, attacchiamo quelli, non demonizziamo quando non serve.” CONCLUSIONI: ETICHETTE DEVONO RACCONTARE QUALITÀ A chiudere i lavoro, l’intervento dell’on. Marco Cerreto della Commissione Agricoltura, da anni impegnato affinché vengano tutelati i marchi italiani: “Nell'etichetta di una bottiglia di vino è racchiusa la declinazione del concetto di qualità e, rispetto a quel concetto, il vino si presenta al consumatore con tutta la sua potenzialità. Grazie a informazioni come le indicazioni geografiche e le denominazioni, una bottiglia di vino diventa un prodotto irripetibile, autenticamente italiano che racconta non solo la storia di un imprenditore vitivinicolo, di una cantina, ma anche l'identità il concetto e l’evoluzione del territorio vocato alla produzione di quel vino.” 
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Vino, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero

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(Adnkronos) – Conoscere ed esplorare la ricchezza del Pinot Nero italiano, raccontare le peculiarità dei diversi territori che lo valorizzano in un viaggio tra le regioni d’Italia, è l’obiettivo della due giorni in programma a Roma i prossimi domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Considerato il più nobile tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale, rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, si adatta e si modella al terroir che lo ospita.  Dalle morbide colline dell’Oltrepò fino alle montagne dell’Alto Adige e del Trentino, passando per il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana, le Marche, l'Umbria e perfino l’Abruzzo, il Lazio, la Campania, fino a giungere alla Sicilia: “L’Italia del Pinot Nero è non solo una celebrazione del vino, ma anche una vetrina per il nostro patrimonio enologico – precisano gli organizzatori di Vinodabere – Questo evento vuole essere un’occasione per scoprire, approfondire le sfumature di questo affascinante vitigno, ed il legame ormai creatosi con i territori dove è stato messo a dimora, confrontandosi con esperti, produttori e appassionati”.  La Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà con la prima edizione de “L’Italia del Pinot Nero” che andrà in scena al Belstay Hotel (Via Bogliasco, 27, 00165 Roma RM): l’evento organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere” che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier. Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30 con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprenderà dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione.  40 le cantine presenti provenienti da 14 regioni italiane diverse e poi Sudafrica e Argentina: Kellerei Bozen – Cantina Bolzano (Alto Adige), Brunnenhof Mazzon (Alto Adige), Ebner – Tenuta (Alto Adige), Erste+Neue (Alto Adige), Kellerei Kaltern – Cantina Caldaro (Alto Adige), Klosterhof – Weingut (Alto Adige), Marinushof (Alto Adige), Plonerhof – Weingut (Alto Adige), Romen – Tenuta (Alto Adige), Schloss Englar (Alto Adige), Widum Baumann 1048 (Alto Adige), Borgo dei Posseri (Trentino), La Cadalora (Trentino), Castelsimoni (Abruzzo), San Salvatore 1988 (Campania), Komjanc (Friuli Venezia Giulia), Tenuta Luisa (Friuli Venezia Giulia), Paolo e Noemia d’Amico (Lazio), La Genisia (Lombardia), Tenuta Quvestra Ballerio (Lombardia), Coppacchioli Tattini (Marche), Fattoria Mancini (Marche), Bricco Maiolica (Piemonte), Colle Manora (Piemonte), Colombo Cascina Pastori (Piemonte), Isolabella della Croce (Piemonte), Gulfi (Sicilia), Fontodi (Toscana), La Poggiciola (Toscana), Ornina-Agricola (Toscana), Panizzi (Toscana), Nuova Tenuta Paradiso (Umbria), La Palazzola di Stefano Grilli (Umbria), Grosjean (Valle d’Aosta) e Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli (Veneto). Presente anche la Distribuzione AfriWines con i vini delle aziende Diemersdal (Sudafrica), Spier (Sudafrica), Oak Valley (Sudafrica), Whalehaven (Sudafrica) e Familia Schroeder (Argentina).  
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Donne e vino, il 94% usa l’identità del territorio: l’indagine

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(Adnkronos) – Sono donne, producono vino e lo fanno per lo più preservando l’identità del territorio di competenza. Questo è quanto è emerso dall’indagine ‘Donna, vino e salvaguardia dell’identità culturale dei territori del vino’, condotta da Marta Galli, direttrice dell’Osservatorio sustainable wine business and enogastronomic tourism, presentata a Firenze in occasione del 35esimo anniversario dell’associazione nazionale delle Donne del vino.  Il 94% si avvale del territorio e della sua identità per la filiera produttiva di una delle bevande più apprezzate dagli italiani, volo al prodotto, imbottigliato e servito a tavola. Si tratta di un traguardo che prova a superare le difficoltà relative ad alluvioni e maltempo che hanno colpito diverse zone italiane nell’ultimo anno, causando danni ingenti oltre che il divario di genere nei settori lavorativi più noti, compreso appunto quello enogastronomico.  
Resistenza, ripartenza e caparbietà hanno dimostrato quanto le ‘Donne del vino’, così come l’intera produzione messa in standby a causa proprio dei disagi dovuti al maltempo, abbiano fatto fronte comune per la salvaguardia del patrimonio vitivinicolo italiano.  L’osservatorio ha condotto la ricerca attraverso un’analisi qualitativa. Si è trattato, infatti, di un questionario inviato a oltre 230 socie tra produttrici, ristoratrici, commercianti, consulenti e sommelier di tutta Italia.  I risultati del rapporto, ha commentato la presidente nazionale delle Donne del vino Daniela Mastroberardino sono "un segno di speranza in un Paese dove le alluvioni vengono amplificate da un eccessivo sfruttamento del suolo e i 'non luoghi' sono sempre più diffusi".  "L'indagine ha portato alla luce un aspetto ancora inesplorato dell'attività di chi produce, vende o fa consumare il vino – ha evidenziato Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del vino toscane -: l'attitudine a conservare l'identità e la cultura locale per usarla nello storytelling delle bottiglie". Circa la metà (il 44,7%) delle donne che hanno un’impresa in tale mondo ha ripristinato edifici preesistenti e per farlo ha usato soprattutto imprese del posto (56,1%). Il dato di maggior valore è sicuramente quello relativo alla quasi totalità delle partecipanti all’indagine che ha sottolineato la necessità di restaurare le costruzioni antiche piuttosto che costruirne nuove. La storia locale, in altre parole, ripaga e lo fa con un prodotto che in tutto il mondo ci viene invidiato.  È ‘I numeri del vino’ a riassumere i dati Istat sulla produzione dello scorso anno. In sintesi, è emerso un quadro generalmente positivo, nonostante il calo del 3% sul 2021, ma sopra al 4% degli ultimi 10 anni.  A subire un forte incremento sono stati propri gli IGT rossi con un +12% della produzione. IGT, infatti, sta a significare Indicazione Geografica Tipica, ed è una delle cinque denominazioni presenti in Italia (DOP, DOC, DOCG, IGP) utilizzate per indicare i migliori vini da tavola sul mercato comunitario: zona e tecniche di produzioni sono alla base di tali criteri.  Il vino esportato, invece, è pari a 5 miliardi di euro nei primi otto mesi del 2023, un andamento considerevole, ma in tendenza negativa, simile agli altri paesi. Un dato che non scoraggia se si pensa al riconoscimento ricevuto dalla rivista americana Wine Spectator, secondo cui il miglior vino del mondo 2023 è un Brunello di Montalcino.  Nonostante le donne siano custodi dell’identità del territorio e della produzione enogastronomica che ne consegue, i dati Istat riportano che le imprese italiane del vino condotte da donne sono circa un terzo del totale e nella maggior parte dei casi si tratta di piccole o medie imprese, la cui produzione agricola utilizzata per scopo vitivinicolo è il 21% del totale complessivo nazionale. L’interesse per questo settore, da parte delle donne, è in aumento e rappresentano circa il 30% dei sommelier nazionali.  A sostegno di una maggior adesione delle donne alla catena vitivinicola nazionale c’è appunto l’Associazione Nazionale le Donne del vino che promuove il ruolo delle donne nella società e nel lavoro di settore; le collega tramite rete sociale a iniziative condivise, formazione e viaggi istruttivi e propone la voce e la visione femminile alle istituzioni e organizzazioni del vino italiane ed estere. Obiettivi che guardano alla sfera sociale dei tre pilastri della sostenibilità, che insieme a quello economico e a quello ambientale, necessitano ancora di grande lavoro nel nostro territorio. La sostenibilità come valore etico nella filiera è un valore etico che, non ancora abbastanza, è stato riconosciuto come propulsore di innovazioni in tal senso. 
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