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Analisi emotiva su Mozzarella di bufala campana Dop, guardarla in tv genera gioia

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(Adnkronos) – Guardare in tv le immagini della Mozzarella di bufala campana Dop genera sentimenti di gioia e subito dopo di sorpresa, con l’attivazione di 43 muscoli facciali. È il risultato dell’analisi di Emotiva, condotta per conto di Publitalia ’80, sulle reazioni di un campione di 144 adulti responsabili di acquisto alla visione del nuovo spot del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, andato in onda questa estate. Emozione, attenzione e coinvolgimento sono stati al centro dello studio. L’impianto scientifico, utilizzato come base teorica, è rappresentato dagli studi dello psicologo Americano Paul Ekman e la risposta emotiva è stata misurata attraverso l’analisi dei micromovimenti del volto codificati in Action Units (Aus), unità di movimento di un muscolo o di gruppi muscolari che configurano l’espressione di un’emozione. Lo spot è caratterizzato dal 'tormentone' memorabile (La, La, La sulle note di una canzone classica napoletana rivisitata) intonato dalla testimonial, l’attrice napoletana Serena Autieri. L’obiettivo è stato quello di rafforzare posizionamento, autenticità e legame territoriale del prodotto Dop. L’analisi ha evidenziato che l’attenzione per la mozzarella Dop in tv si attesta al 74% (sopra il benchmark del 71%), mentre il coinvolgimento raggiunge l’89% (contro un benchmark del 65%), con livelli costantemente superiori alla media lungo tutta la durata delle immagini. L’andamento delle emozioni ha mostrato una netta prevalenza della gioia, accompagnata da buona intensità emotiva. Il Global Index complessivo ha toccato il 90% (media di riferimento 68%), collocando la comunicazione nella fascia di alto impatto positivo. La ricerca pre e post (metodo Cawi su responsabili di acquisto) ha poi confermato l’efficacia memoriale e valutativa. Il ricordo della mozzarella di bufala campana Dop è risultato del 63%, otto punti sopra il benchmark del 55%. Inoltre, più dell’86% del campione ha riconosciuto la capacità di comunicare il legame con il territorio, la genuinità e la freschezza e oltre l’84% ha percepito la comunicazione chiara dell’originalità Dop. Il desiderio suscitato all’acquisto si attesta intorno all’80%.  Sul fronte della notorietà, la conoscenza della Mozzarella di bufala campana, già molto alta (85%), ha registrato un ulteriore lieve rafforzamento all’85,8%. Più rilevanti gli effetti sulla consideration e sull’immagine: l’acquisto dichiarato nell’ultimo mese è cresciuto del 17,2%, mentre l’intenzione d’acquisto esclusiva è aumentata dell’8,7%. Infine, è migliorata anche la consapevolezza del logo Dop (+21,8% di chi sa cosa significa) e la corretta attribuzione della certificazione alla Mozzarella di bufala campana Dop (+5,7%). “I risultati della ricerca ci confermano che abbiamo scelto la strada giusta: raccontare la Mozzarella di bufala campana Dop attraverso le emozioni, senza mai perdere il legame profondo con il territorio e con la sua identità. Se solo guardarla provoca sentimenti di gioia, figuriamoci mangiarla”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo. “Il dato sull’attenzione e, soprattutto, quello sul coinvolgimento dimostrano – aggiunge il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani – che il nostro prodotto riesce a entrare nell’immaginario dei consumatori con immediatezza e autenticità. L’analisi ci restituisce inoltre un risultato particolarmente importante per il Consorzio: cresce la consapevolezza del valore del marchio Dop e della sua capacità di garantire origine, qualità e autenticità. È un messaggio che dobbiamo continuare a rafforzare, perché tutelare la Dop significa proteggere un patrimonio produttivo e culturale e, allo stesso tempo, sostenere le imprese della filiera”. 
—lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Imprese, Indramind Cybersecurity rafforza protezione del gruppo Arvedi con servizio di sicurezza

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(Adnkronos) – IndraMind Cybersecurity, l’unità di cybersecurity di IndraMind (Indra Group), ha implementato per il Gruppo Arvedi, tra i principali produttori siderurgici italiani, un servizio di sicurezza gestita (Managed Global Security Service) attivo H24, 7 giorni su 7, che ne protegge le infrastrutture IT e lo accompagna nel percorso di convergenza verso gli ambienti OT, in linea con le sfide di sicurezza del settore industriale moderno. L'accordo, che copre il periodo 2024-2028, prevede la gestione e la protezione dell’infrastruttura informatica delle aziende del Gruppo attraverso piattaforme Soar (Security orchestration, automation and response) e Siem (Security information and event management) che supervisionano il perimetro digitale, integrando le tecnologie di sicurezza già in uso per garantire una visibilità globale, un rilevamento efficace delle minacce e una risposta rapida e coordinata, assicurando al contempo la continuità operativa e la resilienza dei processi produttivi. I risultati raggiunti testimoniano l'efficacia del modello adottato: ogni mese vengono gestiti e chiusi svariati eventi di sicurezza. Il servizio copre le sedi del Gruppo Arvedi sul territorio italiano, combinando la capacità di intervento di un Soc globale con un team italiano dedicato. "Proteggere un'infrastruttura industriale complessa come quella del Gruppo Arvedi richiede un approccio che vada oltre il tradizionale perimetro IT, estendendosi ai sistemi operativi che governano la produzione. Con questo progetto dimostriamo come IndraMind Cybersecurity sia in grado di offrire una protezione integrata e continua, capace di prevenire e rilevare le minacce nelle fasi più precoci, riducendo concretamente il rischio cyber e rafforzando la resilienza complessiva del cliente", ha dichiarato Giacomo Parravicini, direttore di IndraMind Cybersecurity in Italia. "Nel nostro settore la continuità operativa non è negoziabile: ogni interruzione ha un impatto diretto sulla produzione e sulla competitività. Avere la certezza di una sorveglianza costante sull'intero perimetro IT, con una gestione strutturata degli incidenti attiva 24 ore su 24, ci ha permesso di affrontare l'evoluzione delle minacce incrementando il livello di protezione, con la flessibilità necessaria ad accompagnare la crescita del Gruppo. Il viaggio non termina e la collaborazione con IndraMind Cybersecurity è un fattore determinante, in particolare per il servizio proattivo orientato alla protezione dell’identità", ha commentato Omar Moser, head of Transformation del Gruppo Arvedi.  Il servizio implementato da IndraMind Cybersecurity per il Gruppo Arvedi si articola in quattro ambiti operativi integrati: la gestione dei log e il monitoraggio degli eventi di sicurezza, la gestione e il coordinamento degli incidenti, l'attività di osservatorio sulle minacce emergenti e la gestione dei dispositivi di sicurezza. Un piano strutturato e completo che consente di correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, anticipare le minacce e orchestrare risposte rapide e coordinate. La piattaforma tecnologica si avvale di soluzioni di mercato di ultima generazione, tra cui strumenti avanzati di orchestrazione e automazione della sicurezza, sistemi di protezione degli endpoint, soluzioni per la gestione degli accessi privilegiati e tecnologie di intelligenza artificiale per il rilevamento anche proattivo delle anomalie, garantendo una copertura completa e multi-livello. Questo progetto conferma il posizionamento di IndraMind Cybersecurity come partner di riferimento per la protezione delle infrastrutture critiche in Italia, con un approccio che unisce capacità tecnologiche avanzate, prossimità operativa e una visione integrata della sicurezza, in linea con la propria missione di garantire sovranità tecnologica, del dato e del talento a livello europeo, nonché cybersicurezza per proteggere organizzazioni e infrastrutture, asset critici fisici e digitali, cittadini e territori. 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ex sergente della Marina muore di mesotelioma: il Tribunale di Roma dispone risarcimento da 410mila euro alla famiglia

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(Adnkronos) – Riconosciuto il legame tra l’esposizione all’amianto durante il servizio in Marina e la morte, a 78 anni, del sergente Luigi Ricci, i giudici dal Tribunale di Roma hanno disposto un risarcimento complessivo di oltre 410mila euro. Ma la figlia del militare che si è vista dimezzare il proprio risarcimento dopo che il ministero della Difesa ha appellato la sentenza chiedendo una riduzione delle somme liquidate, chiede ora un pieno riconoscimento del danno. Lo fa sapere in una nota l'Osservatorio nazionale amianto. “Per me non è mai stata una questione di cifre – afferma la figlia del militare, Benedetta Ricci – . Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà. Ha servito lo Stato con onore, dedizione e amore. Amava la Marina e tutto ciò che gli aveva insegnato e fatto vivere. L'ha servita dai 17 ai 23 anni e, nonostante le difficoltà e la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi, era grato alla Marina per tutti i Paesi lontani nel mondo che gli aveva dato la possibilità di conoscere. La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui”, afferma la donna. Luigi Ricci – ricostruisce l'Ona – viveva a Roma, e dal settembre 1960 al dicembre 1966 aveva prestato servizio nella Marina Militare come meccanico elettricista, prima a terra presso La Maddalena e poi a bordo di Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli. Lavorava alla manutenzione delle macchine e degli impianti elettrici, attività durante le quali, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò in contatto con polveri e fibre di amianto. Un'esposizione i cui effetti si sono manifestati molti decenni più tardi, come può accadere nel mesotelioma a causa dei lunghi tempi di latenza della malattia. Il 12 agosto 2019 a Ricci viene diagnosticato un mesotelioma maligno
epitelioide. Seguono oltre due anni di malattia, fino alla morte, avvenuta il 20 dicembre 2021.  "Il collegamento con il servizio militare viene riconosciuto dalla stessa Amministrazione: nel maggio 2022 il Comitato di verifica per le cause di servizio riconosce la dipendenza dell’infermità da causa di servizio e, il 7 giugno successivo, il Ministero della Difesa formalizza il riconoscimento – aggiunge l'Ona – È su questa storia che interviene la sentenza n. 1202/2026 del Tribunale di Roma. Il giudice ritiene provato il collegamento causale tra l’esposizione all’amianto durante il servizio nella Marina e la patologia che ha portato Luigi Ricci alla morte, riconoscendo la responsabilità del ministero della Difesa per la mancata adozione delle necessarie misure di protezione. A Benedetta, figlia ed erede, vengono riconosciuti circa 410.000 euro, oltre interessi e rivalutazione, di questa somma, 280.000 euro riguardano i danni subiti direttamente dal padre durante la malattia e trasmessi alla figlia in quanto erede. Per la perdita del padre il Tribunale aveva invece quantificato il danno di Benedetta in 259.857 euro, decidendo poi di dimezzarlo a 129.928 euro per la mancata prova della convivenza. Ed è soltanto qui che la vicenda giudiziaria torna ad avere per la donna una dimensione personale. Perché dopo che il ministero della Difesa a fine luglio ha appellato la sentenza sulla parte risarcitoria chiedendo una riduzione delle somme liquidate, Benedetta ha deciso di impugnare il dimezzamento chiedendo il pieno riconoscimento del danno provocato dalla perdita del padre". “È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita – afferma Benedetta – . Il lungo percorso, protrattosi per più di due anni, di supporto alle cure dalla prima diagnosi all'assistenza che poi si è trasformata in un accompagnamento verso il fine vita, la consapevolezza maturata insieme a lui sulla natura della malattia, è stata devastante. Scoprire che il ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente – spiega la donna – e anche dato la misura di un'assoluta superficialità nel comprendere il gravissimo danno che ho subito. Pertanto, ho scelto anche io di andare avanti e chiederne il pieno riconoscimento”. "Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro", dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale di Benedetta Ricci – "Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello", conclude Bonanni. 
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Retail hub, la gdo si trasforma, lezioni dall’estero per far evolvere il modello italiano

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(Adnkronos) – Gli italiani spendono di più, ma comprano meno. A maggio 2026 le vendite alimentari sono cresciute del 2% in valore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i volumi sono diminuiti dello 0,4%. Un mese prima il divario era stato ancora più marcato: +0,6% a valore e -2,2% a volume. E' dentro questa forbice che si gioca una delle partite più importanti per il futuro della grande distribuzione italiana. Perché mentre inflazione e potere d’acquisto continuano a condizionare le scelte delle famiglie, in giro per il mondo il supermercato sta cambiando funzione: non è più soltanto il luogo nel quale acquistare prodotti, ma diventa piattaforma di servizi, ristorante, hub logistico, brand, community e, in alcuni casi, persino un servizio al quale abbonarsi. La domanda, allora, non riguarda soltanto il futuro della gdo: riguarda i consumi italiani. Può l’innovazione della distribuzione contribuire a riportare i consumatori nei negozi, aumentare la frequenza d’acquisto e intercettare nuova domanda? E' quanto emerge dall’osservatorio Retail hub, tech company del settore retail punto di riferimento in Italia in quanto angolo di osservazione e analisi privilegiato in tema di innovazione e nuovi trend. Attraverso i suoi Innovation Tour internazionali, accompagna aziende e retailer nei mercati più innovativi per osservare direttamente format, tecnologie e modelli di business, capire cosa funziona e valutare quali soluzioni possano essere reinterpretate nel contesto italiano. E il confronto racconta un’Italia che non è necessariamente ferma, ma che su alcuni fronti procede con velocità molto differenti rispetto ai mercati internazionali.  Negli Stati Uniti membership, private label, customer experience e smart cart stanno modificando la relazione economica tra insegna e consumatore; in Francia circa il 15% delle vendite della gdo passa dall’e-commerce e l’80% dell’online è sviluppato attraverso il drive; in Cina l’integrazione tra negozio, delivery e piattaforme digitali arriva a condizionare la progettazione stessa dei punti vendita. Tre modelli differenti che pongono però la stessa domanda alla distribuzione italiana: continuare a vendere prodotti o iniziare a vendere soprattutto convenienza, tempo, servizio ed esperienza? "La domanda – spiega Stefano Motta, chief operating officer di Retail hub – non è cosa possiamo copiare dall'estero, ma cosa quello che vediamo all'estero ci sta dicendo sull'evoluzione del consumatore italiano Alcuni modelli sono lontanissimi dal nostro mercato, altri stanno già arrivando. Il punto è riuscire a distinguere le mode dai cambiamenti strutturali".  La prima grande differenza rispetto all'Italia riguarda la struttura stessa del mercato. Il grocery statunitense è molto più frammentato per canali: generalisti, members club, discount, farmers market, specialty retailer, online, farmacie e dollar store convivono intercettando occasioni di consumo differenti. La California rende questa polarizzazione particolarmente evidente. Si passa dai circa 15.000 mq di un Walmart Supercenter ai 6.000 mq di Whole Foods fino ai circa 1.200 mq di Trader Joe's, con format radicalmente differenti per target, assortimento e missione d'acquisto. In un mercato storicamente abituato a grandi superfici e assortimenti enormi, emerge contemporaneamente il valore opposto: la semplicità.  Format più compatti, meno referenze, facilità di orientamento e possibilità di completare rapidamente la spesa diventano elementi competitivi. E' una riflessione particolarmente interessante anche per l'Italia: in una fase di pressione sul potere d'acquisto, convenienza non significa necessariamente soltanto prezzo più basso, ma anche riduzione della complessità e capacità di far percepire immediatamente il valore dell'offerta. Se l'e-commerce compete sulla comodità, il negozio fisico deve offrire qualcosa che uno schermo non può restituire. Da qui la crescente 'teatralizzazione del fresco'. In California insegne come Nugget Markets e Bristol Farms trasformano l'esposizione di frutta e verdura in una componente scenografica dello store: visual merchandising, colori e abbondanza percepita diventano strumenti attraverso cui comunicare qualità.   Parallelamente sfuma il confine tra supermercato e ristorante. Negli Stati Uniti insegne come Wegmans e Whole Foods ampliano il ready-to-eat con piatti caldi, zuppe, insalate personalizzabili e spazi per il consumo. E' probabilmente uno dei trend internazionali con maggiori possibilità di sviluppo anche in Italia, perché intercetta un cambiamento che va ben oltre il retail: il consumatore acquista sempre meno soltanto ingredienti e sempre più soluzioni capaci di fargli risparmiare tempo.  "Durante la settimana – osserva Motta – molte persone non vogliono più pensare alla ricetta, acquistare tutti gli ingredienti e cucinare. Per questo il supermercato non vende più soltanto prodotti: vende sempre di più la soluzione al pasto". Negli Stati Uniti cambia anche la relazione economica tra consumatore e insegna. Trader Joe's arriva a costruire oltre il 90% dell'assortimento attraverso marche private, facendo della private label non semplicemente un'alternativa conveniente al brand industriale, ma uno degli elementi centrali della propria identità. Ancora più significativo è il fenomeno delle membership a pagamento. Il modello più noto è Costco, ma in California anche il premium retailer Erewhon propone un club digitale da 200 dollari l'anno, associando all'iscrizione sconti e servizi".  "Per il retailer – sottolinea – il vantaggio non è soltanto la fidelizzazione: significa costruire ricavi ricorrenti e maggiormente prevedibili, aumentando contemporaneamente l'incentivo del consumatore a concentrare gli acquisti presso l'insegna alla quale ha scelto di aderire. In Italia abbiamo visto alcune sperimentazioni, ma siamo ancora lontani dal modello americano. La membership è ancora sottovalutata e credo che diventerà sempre più importante, perché modifica profondamente il rapporto tra retailer e cliente".  Se gli Stati Uniti rappresentano il laboratorio dei modelli di business e la Cina quello dell'integrazione digitale estrema, la Francia offre forse il confronto economicamente più interessante per l'Italia, perché racconta l'evoluzione di un grande mercato europeo. Cinque gruppi concentrano quasi l'80% del grocery francese e, dal 2024, oltre 1.000 punti vendita hanno cambiato insegna, in una fase di forte consolidamento. Ma soprattutto, circa il 15% delle vendite della gdopassa attraverso l'e-commerce e l'80% dell'online viene sviluppato tramite drive, con la spesa ordinata digitalmente e successivamente ritirata dal consumatore. Non è tecnologia spettacolare: è innovazione diventata infrastruttura, perché riduce il tempo dedicato alla spesa e contemporaneamente consente al retailer di integrare negozio fisico e digitale.  Anche il sistema cooperativo francese offre uno spunto interessante: supera il 50% del mercato e combina la forza della centrale con l'autonomia degli imprenditori locali, permettendo di adattare assortimenti e iniziative alle esigenze dei singoli territori. La Cina rappresenta invece il modello più distante dall'Italia e, proprio per questo, uno dei laboratori più interessanti. A Shanghai convenience store come 7-Eleven e FamilyMart assumono la funzione di veri e propri 'ristoranti di quartiere', fortemente orientati al food-to-go e al consumo immediato. La spesa online lavora su raggi di circa 3 km e consegne sotto i 30 minuti, mentre il layout del supermercato viene progettato anche per l'in-store picking e la consegna affidata a piattaforme di logistica istantanea. Checkout, super-app, QR code e pagamenti biometrici rendono il confine tra negozio e piattaforma digitale sempre più sottile.  "La Cina – precisa Motta – non ci dice necessariamente come sarà il supermercato italiano tra cinque anni. Ci mostra però fino a che punto può arrivare l'integrazione tra retail, tecnologia e logistica quando il comportamento del consumatore la rende economicamente sostenibile".  Anche il rapporto con la tecnologia sta cambiando. Dopo anni di sperimentazioni, i retailer internazionali sono diventati molto più selettivi. "Oggi – spiega Motta – ci si chiede prima di tutto se una tecnologia porti un beneficio al cliente, quanto sia complessa da integrare e quanto costi. Non c'è più la stessa corsa a sperimentare semplicemente perché qualcosa è nuovo". E' un passaggio importante anche dal punto di vista economico: innovazione significa sempre più produttività, efficienza e ritorno sull'investimento".  "Tra le soluzioni che stanno crescendo – prosegue – ci sono gli smart cart, capaci di identificare i prodotti attraverso scansione, pesatura e, nei sistemi più evoluti, computer vision. Accanto alle tecnologie visibili al consumatore cresce soprattutto tutto ciò che avviene dietro le quinte: gestione degli stock, magazzino, preparazione degli ordini e automazione dei processi. Anche gli autonomous store stanno vivendo una seconda fase: non necessariamente grandi supermercati senza casse, ma micro-store automatizzati in aeroporti, università, aziende, stazioni e hotel, dove l'automazione può rendere economicamente sostenibile un servizio che non giustificherebbe la presenza continuativa di personale. Ed emerge un apparente paradosso: più aumenta la tecnologia, più la qualità delle persone può diventare un elemento distintivo. In California Trader Joe's seleziona personale predisposto alla relazione, mentre Sprouts investe sulla formazione trasformando alcuni dipendenti in veri consulenti. Per la gdo italiana significa che la ricerca di produttività non passa necessariamente dalla semplice sostituzione del lavoro con la tecnologia: può significare anche spostare il lavoro verso attività a maggior valore, nelle quali competenza e relazione diventano parte dell'esperienza offerta dal retailer.  Stati Uniti, Francia e Cina raccontano dunque tre modelli profondamente differenti. Gli Usa mostrano quanto il supermercato possa diventare brand, community e piattaforma di servizi. La Francia racconta un modello europeo basato su omnicanalità, territorio, specializzazione e drive. La Cina mostra fin dove può spingersi l'integrazione tra commercio, digitale e logistica. Ma alcune direttrici sono comuni: semplificare, far risparmiare tempo, offrire soluzioni oltre ai prodotti, integrare fisico e digitale e utilizzare la tecnologia soltanto quando genera valore.  "Ed è qui – precisa Motta – che il confronto internazionale torna all'economia italiana. In un mercato nel quale la crescita della spesa alimentare in valore non si traduce automaticamente in crescita dei volumi, la sfida della gdo non sarà soltanto convincere gli italiani a comprare di più. Sarà soprattutto intercettare meglio ciò per cui sono disposti a spendere, aumentando il valore del servizio e costruendo nuovi modelli di relazione. L'Italia non deve rincorrere quello che vede all'estero".  "Deve però osservare attentamente quello che sta succedendo. Perché dietro smart cart, membership, drive o food-to-go non ci sono semplicemente nuove tecnologie o nuovi format: ci sono nuovi comportamenti. Ed è su quelli che la gdo italiana dovrà costruire il proprio futuro", conclude. 
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Balneari, Sib: “Ferragosto da tutto esaurito e a settembre prenotazioni in aumento del 20%”

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(Adnkronos) – Ferragosto è stato positivo non solo dal punto di vista meteorologico. Per i balneari, infatti, le spiagge hanno registrato il tutto esaurito grazie alle alte temperature e alla presenza dei turisti stranieri, ma anche di molti italiani che non rinunciano alle due settimane centrali di agosto. Un buon andamento si è registrato anche tra gli escursionisti, che spesso scelgono il mare nei fine settimana. "È andata meglio del previsto e a settembre abbiamo il 20% in più di prenotazioni, al Nord come al Sud, grazie a un’estate che non sembra finire e ai prezzi più contenuti per ombrelloni e lettini, fino al 30% in meno rispetto a luglio e agosto". Così all’Adnkronos Antonio Capacchione, presidente del Sib Confcommercio (Sindacato italiano balneari), che associa circa 10.000 imprenditori balneari in tutta Italia. "Settembre sarà splendido – assicura Capacchione – non solo per i turisti stranieri, ma anche per gli italiani, in particolare pensionati e anziani, che possono approfittare dei prezzi più bassi". Capacchione non si mostra preoccupato nemmeno per l'Italia divisa in due dal punto di vista meteorologico: con caldo intenso al Centro-Sud e qualche temporale al Nord anche nei prossimi giorni. "Nonostante il maltempo, località balneari in Veneto come Cavallino e Bibione registrano il tutto esaurito, perché sono mete molto amate dagli stranieri, che hanno prenotato già in primavera. Non si lasciano spaventare dagli eventi di maltempo. Queste località non conoscono crisi grazie alla forte presenza straniera e ai viaggi organizzati". Diverso il comportamento degli italiani, che sembrano preferire le località del Sud e "prestano maggiore attenzione alle previsioni meteo, soprattutto quando si tratta di soggiorni brevi", conclude.  
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Quando il successo non basta più, 60% manager vuole cambiare rotta per ‘dissonanza di carriera’

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(Adnkronos) – Il successo professionale continua a essere importante nella vita dei manager italiani. Eppure, molti di loro desiderano cambiare rotta nelle proprie carriere e non sempre per una questione di stipendio. A guidare le scelte dei leader di oggi c’è un fenomeno nuovo che potremmo definire 'dissonanza di carriera', ovvero la condizione nella quale un professionista continua a ottenere risultati, raggiunge gli obiettivi o viene riconosciuto per le proprie performance, ma non si riconosce più nel modo in cui il proprio ruolo viene esercitato. È il paradosso di una carriera di successo che, progressivamente, smette di essere percepita come propria e si concretizza in uno scarto crescente tra performance, valori e identità professionale. I dati raccolti dall'Osservatorio di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, nel primo semestre del 2026, mostrano una realtà inequivocabile: circa il 64% dei manager e degli executive dichiara che la principale motivazione al cambiamento di lavoro non è legata alla retribuzione o al job title, ma alla ricerca di un contesto organizzativo più coerente con il proprio stile di leadership e con la propria fase di vita. Non solo: per oltre il 70% dei candidati intervistati, l’aspetto più importante non è la Ral, ma la cultura aziendale, l'autonomia decisionale, la qualità della leadership e la sostenibilità del modello di business. Questo trend emerge in una fase di profonda trasformazione del lavoro manageriale: l'accelerazione tecnologica, l'intelligenza artificiale e la crescente complessità dei mercati stanno ridefinendo il ruolo dei leader, spostando il valore sempre più dalle competenze tecniche alla capacità di interpretare il cambiamento, costruire relazioni e guidare le persone.  “Se volessimo riassumere questa situazione con una sola frase – afferma Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group – potremmo dire che i manager, oggi, non desiderano necessariamente cambiare azienda, ma desiderano svolgere il proprio lavoro in modo diverso. Siamo di fronte a un cambiamento culturale che supera i concetti già noti di great resignation o quiet quitting, legati a un certo livello di disimpegno e disaffezione. La dissonanza di carriera colpisce i professionisti più performanti e integrati che non fuggono dal lavoro, ma chiedono di potersi riconoscere nuovamente in ciò che fanno".  "L'intelligenza artificiale e la velocità dei processi aziendali stanno accelerando una transizione che è prima di tutto umana: i manager non cercano più soltanto di fare carriera e scalare i vertici, cercano contesti nei quali il proprio contributo intellettuale, decisionale e relazionale continui ad avere un valore distintivo. Le imprese che non sapranno offrire questa coerenza rischiano di perdere, nel breve tempo, la propria linea di comando”, aggiunge.  Questo scenario trasforma profondamente anche la natura dell'head hunting: la ricerca e selezione non può più limitarsi a valutare competenze e retribuzioni, ma deve favorire un allineamento duraturo tra gli obiettivi delle organizzazioni e l'evoluzione delle persone. Per le aziende italiane, la gestione della dissonanza di carriera rappresenta una delle principali sfide di talent attraction e talent retention dei prossimi anni. Le leve economiche restano naturalmente fondamentali, ma non saranno (e non sono già ora) più sufficienti: diventa essenziale ripensare la qualità della leadership, la trasparenza dei processi decisionali, gli spazi di autonomia e la possibilità di continuare ad apprendere anche dopo aver raggiunto posizioni di responsabilità.  "La domanda più interessante – dice Aurora Santese, manager assessment division di Hunters Group – non è perché così tanti manager vogliano cambiare lavoro, ma perché questo fenomeno emerga proprio oggi. Per decenni il successo professionale è stato misurato quasi esclusivamente attraverso il ruolo ricoperto, la progressione di carriera e la retribuzione. Oggi questi elementi restano centrali, ma non bastano più a definire la soddisfazione professionale. Le persone non ambiscono soltanto a un lavoro migliore, ma ad un lavoro coerente con la propria identità".  "È importante sottolineare, però, che non stiamo parlando – avverte – di professionisti meno motivati, anzi. Nella maggior parte dei casi osserviamo manager che continuano a raggiungere risultati, guidare team e generare valore, pur avendo già avviato un progressivo scollamento identitario rispetto al proprio ruolo. È questo il tratto distintivo della dissonanza di carriera che non coincide con il burnout né con il disimpegno, ma con la perdita di allineamento tra ciò che il ruolo richiede ogni giorno e ciò che si sente di poter esprimere”. La vera sfida dei prossimi anni non sarà convincere i manager a restare, ma costruire organizzazioni nelle quali i professionisti migliori desiderino essere presenti perché continuano a riconoscersi nel proprio ruolo. Non è, infatti, il successo ad essere in crisi ma il ruolo che le persone gli attribuiscono.  
—lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Startup, ad Ancona torna StartAN e con Mosaic i mestieri della musica trovano casa in uno spazio urbano rigenerato

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(Adnkronos) – Un progetto di rigenerazione urbana che diventa un luogo di innovazione, sperimentazione e nuove opportunità per i giovani. È la trasformazione dell'immobile pubblico di via Flavia 2, ad Ancona: circa 500 metri quadrati su due piani con giardino, rimasto per anni in gran parte inutilizzato e negli ultimi anni al centro di atti di vandalismo e situazioni di disagio giovanile. Lo spazio viene rilanciato attraverso Mosaic, un progetto che coniuga cultura, musica e lavoro e mette in relazione produzione musicale, tecnologie, formazione, creatività e nuove professionalità. Mosaic mette in pratica e colloca fisicamente in città la filosofia di StartAN, la fiera delle startup, il percorso del Comune di Ancona dedicato all'innovazione e all'imprenditorialità giovanile. Il nuovo centro, rivolto in particolare alla fascia 18-35 anni, sarà inaugurato nella sua configurazione completa il 18 settembre, in coincidenza con la terza edizione di StartAN. Il progetto Mosaic è stato realizzato grazie a un finanziamento di 350mila euro ottenuto dal Comune di Ancona nell'ambito di un bando nazionale promosso da Anci con i fondi del Dipartimento per le Politiche Giovanili. Le risorse hanno permesso di riqualificare l'immobile di via Flavia 2, trasformandolo in un centro di aggregazione giovanile con sale prova e spazi dedicati alla musica, alla produzione digitale, alla formazione e alla progettazione culturale. La gestione è stata affidata a Piattaforma Aps attraverso una concessione quinquennale. Il nome Mosaic è l'acronimo di 'Musica, Orientamento, Sostegno, Aggregazione per Iniziative Comuni'. Lo spazio è pensato come punto di riferimento per Ancona e per i comuni limitrofi, con attività che uniscono musica e digitale a creatività, formazione, mestieri della musica e imprenditorialità.  Mosaic ha già iniziato la propria attività nel corso dell'estate con il percorso Road to StartAN 2026, dedicato ai giovani tra i 16 e i 35 anni e al rapporto tra musica, formazione e lavoro. Il 10 luglio si è svolto il laboratorio di freestyle della rassegna 'Rime in città', dedicato all'improvvisazione rap, alla costruzione delle rime, al ritmo e alla presenza scenica. L'11 luglio la giornata Mosaic ha proposto seminari, attività di produzione musicale, un contest di stampa 3D, un quiz sul diritto d'autore per musicisti, un workshop su Ableton Move e una sperimentazione su microcontrollori, attuatori e programmazione a blocchi applicati alle tecnologie interattive, oltre a performance e dj set. Il 24 luglio è seguito un laboratorio di scrittura creativa dedicato alla costruzione dei testi rap, allo storytelling e alla ricerca di uno stile personale, seguito da un contest di brani originali.  Il progetto, inoltre, ha già raccolto il sostegno di un primo brand di rilievo nazionale: Montarbo, che ha scelto di sponsorizzare la sala polivalente, che sarà denominata Sala Montarbo, e lo spazio esterno destinato agli eventi e ai live musicali. "Con Mosaic trasformiamo un investimento sulla rigenerazione urbana in un investimento sul futuro dei giovani. Un immobile che per anni ha avuto bisogno di attenzione torna a essere uno spazio vivo, dedicato alla cultura, alla musica, alla formazione e al lavoro", ha dichiarato Marco Battino, assessore all'Università, alle Politiche giovanili e allo Sviluppo imprenditoriale del Comune di Ancona. "Costruiamo un'infrastruttura per il lavoro, che ci permette di lavorare tutto l'anno sulle competenze, sulle nuove professionalità e sui mestieri della musica. L'obiettivo è fare di Ancona un hub di rilevanza nazionale per l'industria e l'innovazione musicale, creando un ecosistema nel quale giovani, imprese, professionisti, cultura e tecnologia possano incontrarsi e sviluppare nuove opportunità", ha aggiunto.  Mosaic si inserisce nel quadro di StartAN, la manifestazione dedicata alle startup e all'imprenditorialità giovanile che nel 2026 arriva alla terza edizione. Le prime due edizioni hanno coinvolto complessivamente oltre 2.000 partecipanti. La prima, nel 2024, ha registrato oltre 1.500 presenze, prevalentemente giovani, studenti delle scuole superiori e universitari; la seconda, nel 2025, ha coinvolto circa 450 studenti già nella mattinata, sviluppando poi workshop e incontri dedicati a innovazione, intelligenza artificiale, cybersicurezza, aspetti legali e competenze imprenditoriali. StartAN torna alla Mole Vanvitelliana il 18 e 19 settembre con workshop, pitch, networking, incontri B2B e talk dedicati all'innovazione e allo sviluppo di nuove idee imprenditoriali. Nel 2026 il percorso porta al centro anche il tema della musica, in relazione alle attività sviluppate negli spazi di Mosaic. StartAN e Mosaic sono stati definiti dal Comune "due tappe di un unico percorso", con l'obiettivo di costruire ad Ancona un ecosistema permanente per la creatività, l'innovazione e l'imprenditorialità giovanile. Il percorso di StartAN ha già prodotto ricadute concrete sul territorio. Dopo la prima edizione è stato promosso un bando per la nuova imprenditoria, insieme ai Comuni di Maiolati Spontini e Sassoferrato e con il supporto di Anci e Dipartimento per le Politiche Giovanili, che ha finanziato dieci progetti giovanili. L'esperienza è stata inoltre presentata come buona pratica all'Assemblea nazionale di Anci Giovani. Il 18 settembre, con l'inaugurazione completa di Mosaic e l'avvio della terza edizione di StartAN, il percorso compie un ulteriore passo: alla manifestazione dedicata all'innovazione e all'imprenditorialità si affianca un luogo permanente nel quale sviluppare durante tutto l'anno attività di musica, formazione, tecnologia, creatività e progettazione culturale.  
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Turismo, a Tolosa tra tessuti e cosmetici la tintura ancestrale del bleu de pastel diventa esperienza

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(Adnkronos) – Per secoli è stato l’‘oro blu’ di Tolosa, capoluogo della regione francese dell’Occitania, che ha conosciuto il suo massimo splendore, tra il 15° e il 17° secolo, proprio grazie a un colore. Nobile, naturale e molto ricercato. E’ il bleu de pastel, un pregiato pigmento naturale estratto dalle foglie della pianta di gualdo (Isatis tinctoria), che cresce rigogliosa proprio nel sud-ovest della Francia grazie al clima favorevole. E che per molto tempo, prima che dall’Asia arrivasse il ben più economico indaco, era l’unico modo per produrre il blu, richiestissimo dalla nobiltà rinascimentale. Una tonalità la cui storia è strettamente intrecciata con quella della città. Tramontata la sua epoca d’oro, fatta di ricchi commerci e sontuosi palazzi costruiti dai mercanti e ancora lì a raccontare, nel centro di Tolosa, un passato di prosperità, il pastel sembrava però condannato all’oblio. Ma in questo angolo di Occitania c’è chi non l’ha mai abbandonato, chi l’ha riscoperto, chi l’ha riportato a nuova vita. E chi, come il turista in visita in città, va a caccia della sua affascinante storia. Così, oggi, si possono trovare, restando in centro a Tolosa, tessuti creati esclusivamente con il bleu de pastel e persino cosmetici che ne sfruttano le proprietà benefiche. Prodotti e attività di nicchia, certamente, ma che tramandano un sapere che sa di ancestrale. Il processo che dalla foglia di gualdo porta a ottenere il blu sembra quasi una magia. Le foglie, una volta raccolte dai 100 ettari che ancora vengono coltivati in Occitania, vengono macinate, pressate e fatte fermentare, quindi ridotte in poltiglia e impastate a formare delle palle, chiamate ‘coques’ o ‘cocagnes’, per farle essiccare per due settimane prima della lavorazione finale. E sembra che da qui sia nata l’espressione ‘Paese della cuccagna’, proprio per il valore che queste sfere coloranti avevano e che hanno fatto la fortuna del posto. Le foglie vengono poi fatte bollire per ricavare il sedimento blu intenso. Per essere tinto, il tessuto, di fibra rigorosamente naturale, viene immerso e inizialmente appare giallo o verde, diventa poi blu per reazione a contatto con l’ossigeno.  A tradurre questa antica tecnica in una accattivante collezione di tessuti che potesse incontrare il gusto e la funzionalità contemporanei sono Annette Hardouin e Yves Patissier, coppia nella vita e nel lavoro e soprattutto nella passione per la moda, che li ha portati da Parigi a Tolosa per intraprendere la strada di maestri tintori. Designer e rifinitori tessili, come si definiscono, hanno creato un marchio con le loro inziali, Ahpy (https://ahpy.fr/), sotto il quale producono e commercializzano da oltre vent’anni una linea di abbigliamento e accessori. Tutti esclusivamente in blu, o al massimo con qualche piccola concessione al viola, che è l’altro colore ‘storico’ di Tolosa, perché è qui che nel 19° secolo è cominciato l’uso della violetta, fiore proveniente da Parma, a scopi commerciali, dai profumi alla confetteria e molto altro.  Al numero 13 di rue des Lois – non lontano da Place du Capitole, la piazza principale con il monumentale municipio dalla facciata rosata che, insieme ad altri palazzi nobiliari, ha dato a Tolosa l’appellativo di ‘Ville rose’ – si trova il negozio Ahpy, dove si possono acquistare le loro creazioni, rigorosamente ‘made in France’, ma anche partecipare a laboratori dimostrativi di tintura. Armati di grembiuli e ‘ferri del mestiere’, tutti – neanche a dirlo – di colore blu, ci si può cimentare nell’arte della tintura, immergendo il tessuto con le proprie mani dopo averlo piegato e legato secondo il proprio estro per ricavarne un disegno, sempre diverso per ogni panno che viene colorato. Un’esperienza unica offerta, durante tutto l’anno, in questo ‘atelier de teinture et de création textile’, quindi, che perpetua l’arte ancestrale del bleu de pastel e dove ogni pezzo è immaginato, tinto e cucito a mano, utilizzando solo materiali naturali, secondo un saper fare riconosciuto come patrimonio vivente.  Tra i nuovi utilizzi del bleu de pastel c’è anche la cosmetica. Il marchio di Tolosa ‘Graine de Pastel’ propone prodotti che valorizzano i benefici del pigmento, noto anche per le sue proprietà nutritive e anti-età. La boutique dedicata, situata nel quartiere degli antiquari di Tolosa, propone prodotti che uniscono tradizione e innovazione, realizzati sempre nel sud-ovest della Francia, nel rispetto degli impegni etici ed ecologici. “Da oltre 20 anni mantengo una convinzione profonda: una cosmetica sincera, ecologica ed efficace è possibile”, afferma Carole Garcia, fondatrice del Laboratorio ‘Graine de Pastel’ (https://grainedepastel.com/). Appassionata di cosmetica e guidata da una cultura internazionale, crea trattamenti per la pelle che vogliono coniugare bellezza e salute naturale. “Al cuore di questi trattamenti – spiega – c’è il pastel, una pianta eccezionale che mi ha portato nel 2003 a creare il laboratorio e da allora le basi non sono mai cambiate: privilegiare l’efficacia grazie a una formula irripetibile, partendo da una coltivazione agricola in filiera corta nel sud-ovest della Francia”.  “Per garantire una tracciabilità perfetta, ho ottenuto nel 2023 un diploma agricolo – racconta – e sono diventata proprietaria utilizzatrice di un terreno nel Gers, dove applico con convinzione pratiche bio e rigeneratrici che favoriscono la biodiversità. Con la mia equipe, ci impegniamo a fabbricare trattamenti naturali di alta qualità dermatologica, certificati bio, dall’efficacia assicurata dai nostri principi attivi vegetali brevettati. Con un’ambizione: seminare i semi di una bellezza durevole”. E’ così che quel blu che viene da lontano continua a colorare la storia di questa città e del suo operoso savoir-faire. Per consigli e informazioni sulla città di Tolosa, si può consultare il sito dell’ente del turismo www.toulouse-tourisme.com/en. (di Alessia Trivelli)  
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A Bergamo il nuovo business event per professionisti supply chain europea

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(Adnkronos) – Arriva a Bergamo Logistics hub-B2B Event for supply chain and distribution, l’innovativa piattaforma di networking dedicata ai professionisti della supply chain che debutterà il 19 e 20 maggio 2027 presso la Fiera di Bergamo. Primo appuntamento del nuovo format Tech Fest Italia, Logistics hub offre al mercato una piattaforma innovativa di dialogo e confronto tra industria, ricerca e innovazione. Il progetto inaugura una serie di eventi B2B verticali, che Hannover fairs international GmbH svilupperà nei prossimi anni, a supporto delle principali filiere industriali presidiate dal network internazionale del Gruppo Deutsche Messe. Sull'evento Adnkronos/Labitalia ha intervistato il direttore generale di Hannover Fairs International GmbH, Andreas Züge. 
Cosa ha convinto Hannover Fairs International a scegliere Bergamo come sede di lancio di questa nuova piattaforma internazionale dedicata alla logistica?  "Direi soprattutto le caratteristiche del distretto industriale che fa capo a Bergamo. Qui infatti le infrastrutture strategiche, autostrade, aeroporti e collegamenti intermodali, si integrano con un tessuto industriale particolarmente dinamico, caratterizzato da una forte vocazione all’export e da una significativa capacità di investimento e innovazione. A questo si aggiunge la crescente attenzione delle istituzioni verso investimenti infrastrutturali e progetti di sviluppo volti a favorire l’innovazione, l’efficienza della logistica e il potenziamento delle connessioni nazionali e internazionali e noi in qualità di organizzatore fieristico internazionale, non potevamo che riconoscere il valore strategico di questo ecosistema e sviluppare un progetto capace di entrare in sintonia con le esigenze e le potenzialità del territorio".   
Qual è la visione di Logistics hub per il futuro del settore?
 "L’incidenza dei costi logistici sul fatturato delle imprese si attesta mediamente intorno al 10%. Di conseguenza, qualsiasi miglioramento dell’efficienza della catena logistica genera un impatto diretto e significativo sui margini operativi, oltre a contribuire alla sostenibilità economica e ambientale delle aziende. Le prospettive di crescita del settore sono particolarmente rilevanti. Da un lato, la logistica rappresenta una funzione trasversale a tutti i comparti produttivi; dall’altro, il suo peso crescente nella struttura dei costi aziendali rende indispensabile l’adozione di soluzioni innovative. L’automazione, l’intelligenza artificiale e le trasformazioni degli scenari geopolitici stanno infatti ridefinendo rotte, processi e modelli organizzativi della logistica a livello globale. In questo contesto si gioca una parte fondamentale della competitività delle imprese. Per questo motivo vogliamo offrire una piattaforma di incontro e confronto che, attraverso un evento B2B dedicato al networking, allo scambio di conoscenze e al trasferimento di competenze, porti sul territorio il know-how e le migliori pratiche che osserviamo nei principali mercati internazionali. L’obiettivo è favorire il dialogo tra operatori, accelerare l’innovazione e contribuire alla crescita di un ecosistema logistico sempre più efficiente, sostenibile e competitivo".   
Quali sono gli obiettivi dell’edizione inaugurale del 2027?
 "Il nostro punto di riferimento nella definizione del target è la qualità dei contenuti e delle relazioni che si svilupperanno all’interno di Logistics hub. Per questo motivo, il nostro obiettivo non è raccogliere il maggior numero possibile di espositori, ma costruire un evento B2B nella quale tutti i partecipanti, siano essi espositori o visitatori, possano trovare le migliori condizioni per sviluppare un dialogo proficuo. In questo siamo confortati anche dalle numerose manifestazioni di interesse che abbiamo ricevuto da molte importanti aziende che sono già espositori presso le nostre fiere in Italia e nel mondo". (di Sabrina Rosci)   
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Siddi, il borgo laboratorio che trasforma risorse comunità in opportunità economiche e sociali

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(Adnkronos) – Siddi, piccolo borgo della Marmilla nel cuore della Sardegna, custodisce un patrimonio naturalistico, artistico e ambientale, che ogni anno richiama studenti, archeologi e studiosi, provenienti da università italiane e internazionali. Nell'ambito del mandato amministrativo 2026-2031, il Comune ha approvato il progetto 'Siddi-borgo laboratorio', con l'obiettivo di costruire un modello innovativo di sviluppo territoriale fondato sulla valorizzazione delle risorse endogene della comunità e sulla capacità di trasformarle in nuove opportunità economiche, sociali e culturali. Al centro del progetto c’è la riqualificazione dell’ex pastificio Puddu in hub multifunzionale, capace di generare nuove opportunità economiche, culturali, scientifiche e sociali finalizzate alla riduzione dello spopolamento, dove risorse materiali e immateriali si fondono per generare nuovi prodotti, servizi e iniziative.  In particolare, il progetto si basa sul business model già realizzato in altre realtà similari, costituendo un cambio di paradigma in quanto focalizzato sulle priorità dei contenuti: valorizzazione del patrimonio, creazione della rete integrata degli asset culturali-turistici, stimolazione della imprenditoria locale (artigianato, agrifood, turismo); coinvolgimento attivo della comunità favorendo processi di innovazione, sostenibilità, partecipazione e rigenerazione territoriale. Il modello, condiviso con la Fondazione Ampioraggio, intende diventare scalabile, facendo di Siddi un laboratorio permanente di innovazione territoriale replicabile in altre realtà. Presentato ufficialmente il 30 giugno scorso a Ostra durante la X edizione di Jazz'Inn, il progetto ha suscitato l'interesse di imprese nazionali e multinazionali, investitori, startup, università e istituzioni che in occasione della seconda tappa di Jazz'Inn, in programma a Roma dal 9 al 13 novembre prossimi, potranno presentare proposte e soluzioni, contribuendo alla costruzione di un concreto modello di collaborazione tra pubblico e privato.  "Lo spopolamento – dichiara Marco Pisanu, sindaco di Siddi – rappresenta una delle principali sfide delle aree interne italiane e, in Sardegna, assume dimensioni particolarmente rilevanti. Con 'Siddi-borgo laboratorio' intendiamo trasformare questa criticità in un'opportunità di sviluppo, creando le condizioni per attrarre nuove famiglie, giovani, imprese e investimenti attraverso la nascita di nuove attività economiche, la valorizzazione del patrimonio immobiliare e la crescita del turismo sostenibile. Il nostro obiettivo è costruire un modello innovativo economicamente sostenibile, capace di raggiungere l'equilibrio gestionale entro tre anni". Fondazione Ampioraggio, forte della propria esperienza nazionale nella promozione dell'innovazione territoriale e nello sviluppo dei borghi, è stata individuata quale coordinatore del progetto con il compito di accompagnarne il percorso di progettazione, sviluppo, consolidamento della rete partenariale e attivazione delle collaborazioni pubblico-private. 
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