(Adnkronos) – C’è ‘Carlo’, una struttura che nell’estate più calda degli ultimi anni vuole offrire uno spazio pubblico di riparo che parla di biodiversità e resilienza climatica, e c’è ‘Un cielo pieno di speranza’, monumentale scultura aerea flottante realizzata da Janet Echelman con una rete cangiante che è un inno alla convivenza fra 178 nazioni. Sono solo due delle installazioni di design urbano che si incontrano passeggiando per Francoforte in questi mesi. Quest’anno, infatti, la città tedesca, insieme alla regione circostante del Reno-Meno, detiene il titolo di Capitale mondiale del design (Wdc-World Design Capital). Un progetto che Wdc 2026 ha declinato sul fronte dello spazio urbano e del miglioramento della vivibilità delle città rispetto alla sfida del cambiamento climatico. Così, tra le innumerevoli mostre proposte, si possono vedere le soluzioni studiate in diverse città europee, da Parigi a Copenaghen, per combattere il surriscaldamento (‘Too Hot – Hot Cities, New Approaches’), oppure si può capire come il graphic design influenza ogni aspetto della nostra vita e può essere quindi strumento di responsabilità sociale (‘On Display. How Graphic Design Shapes Us’, curata da Jonas Deuter), in corso rispettivamente presso il Museo dell’architettura e il Museo delle Arti applicate, che sono solo due delle gallerie che formano quell’unicum che è il Museumsufer, il distretto culturale situato lungo entrambe le sponde del fiume Meno a Francoforte e che nei giorni scorsi è stato teatro di uno dei più importanti Festival culturali della Germania, il Museumsuferfest, quest’anno con un’edizione speciale proprio per la Capitale mondiale del design (per approfondimenti sugli eventi e sul progetto Wdc2026 si può consultare il sito https://wdc2026.org/ e per informazioni sulla città il sito di Visit Frankfurt https://www.visitfrankfurt.travel/). Sui temi legati al design urbano alla base del progetto, Adnkronos/Labitalia ha intervistato Carolina Romahn, Managing Director di Wdc 2026.
Il titolo di Capitale mondiale del design è molto prestigioso per la Germania e per tutta l’Europa. Quale è stata l’idea vincente dell’intero progetto che ha portato a questo riconoscimento?
Il titolo di ‘Capitale mondiale del design’ porta grande prestigio in Germania ed Europa perché non riconosce solo le città meramente come posti di buon design, ma vede il design come strumento per una trasformazione sociale, economica e ambientale. La ‘ricetta’ vincente del progetto, quindi, risiede in una visione chiara e condivisa, in partnership sostenibili e nella capacità di mettere insieme diversi stakeholder: l’amministrazione locale, il mondo del business e quello della cultura e dell’istruzione, il settore creativo e la più ampia comunità urbana. Allo stesso tempo, la regione si basa su una lunga tradizione politica e culturale nel dare attivamente forma a uno sviluppo e impulso sociale che va molto oltre i suoi confini. Per esempio, attraverso ‘Neues Frankfurt’, un programma pionieristico di housing moderno e conveniente; la Paulskirche, un luogo simbolico per la storia della democrazia tedesca; la Mathildenhöhe a Darmstadt, sito significativo che rappresenta la nascita del modernismo e riconosciuto Patrimonio dell’umanità Unesco. Anche altre città europee dimostrano quanto può essere efficace questo approccio. Helsinki ha usato il suo titolo di Wdc avuto nel 2012 per integrare il design in modo più solido e permanente nei servizi pubblici e nello sviluppo urbano, Nel 2008, Torino si è focalizzata nel combinare design, tradizione industriale e cambiamento economico strutturale. Lille, a sua volta, ha dimostrato nel 2020 che il design può anche essere concepito in termini transfrontalieri e regionali quale progetto congiunto per l’intera area metropolitana. Per la Wdc 2026, è precisamente questa connessione che è la chiave: il networking regionale, rafforzare progetti specifici nella regione, con una portata internazionale e una visione che si estende oltre l’anno del titolo. Wdc avrà successo se il design non sarà solo visibile ma anche efficiente nella vita quotidiana, in spazi pubblici, trasporti, cultura, istruzione, pubblica amministrazione e coesistenza democratica.
Il claim della Wdc 2026 è ‘Design per la democrazie’: quale il significato e la sfida al tempo stesso?
‘Design per la democrazia’ non fa riferimento al design meramente come il forgiare prodotti, grafica o edifici. Si riferisce al design come strumento sociale: può facilitare l’accesso e la partecipazione, promuovere la comprensione e trasformare determinati spazi vissuti in modo tale che la libertà, l’eguaglianza e la pluralità diventino tangibili. Per la Wdc 2026, ciò è collegato allo slogan ‘Atmosfere per una vita migliore’: il progetto si focalizza sulle condizioni per una buona vita condivisa nell’esistenza quotidiana nella regione di Francoforte e del Reno-Meno. Il principio guida della Wdc si basa in un concetto espanso di design. Non sono solo le cose visibili che vengono disegnate, ma anche processi, informazione, istituzioni e relazioni. Per esempio, un processo di partecipazione trasparente nella pianificazione urbana, uno spazio pubblico che accoglie gruppi diversi, o una soluzione di mobilità che facilita la partecipazione indipendente. Wdc 2026 mette in evidenza soluzioni nell’ area che includono edilizia e housing, istruzione, mobilità, spazi pubblici, cultura e media e poi consumi. Le persone dovrebbero essere bene informate, sentire che è una iniziativa importante per loro, essere in grado di dire la loro nelle decisioni e sperimentare che le loro azioni fanno la differenza.
Come può contribuire oggi il design urbano alla sostenibilità e a una vita migliore nelle nostre città?
In linea con Wdc 2026, il design urbano può migliorare entrambi, la sostenibilità e la qualità della vita, se non si ferma all’architettura attrattiva o a misure green isolate. Deve vedere housing, edilizia, mobilità e vita di comunità come una sfida condivisa per il design, sviluppandoli in modo ecologicamente responsabile, socialmente inclusivo e democratico. Questo comprende spazi pubblici che non sono semplicemente arterie stradali o luoghi di consumo, ma che facilitano incontri, tempo libero e interazione: piazze facilmente accessibili, aree ombreggiate, spazi non asfaltati, cortili verdi e ancora spazi aperti sensibili all’acqua per ridurre il riscaldamento, migliorare la qualità dell’ambiente urbano e rendere la città più resiliente. Proprio perché le città stanno diventando più dense e, in alcuni casi, più anonime, questi spazi condivisi sono vitali per la coesione sociale e la democrazia attiva.
Nel programma di Wdc 2026 c’è molto spazio per le nuove generazioni. Quanto è importante il loro contributo per una moderna idea di design urbano?
I giovani designer sono particolarmente importanti per il design urbano moderno perché costantemente considerano insieme le sfide sociali, ambientali e tecnologiche. Il Campus Wdc dà vita proprio a questo: nell’estate la mostra ‘Sogni, idee e prototipi: giovani talenti al lavoro’, al Museo delle arti applicate, ha mostrato circa 120 progetti di studenti, docenti e startup, dimostrando come la ricerca e il design possono dare origine ad approcci concreti per un futuro democratico e vivibile. Studenti dell’Università delle Scienze applicate di Francoforte e di HfG Offenbach sono stati pure coinvolti, ad esempio, in progetti sull’adattamento climatico attraverso vie d’acqua urbane visibili o nuovi luoghi di incontro sociale in spazi cittadini precedentemente abbandonati. Questi lavori esemplificano un cambiamento di prospettiva: ci si allontana da soluzioni puramente umano-centriche per accostarsi a un design pianeta-centrico, che prende egualmente in considerazione risorse, partecipazione e coesistenza. Nel fare questo, i giovani designer stanno non solo contribuendo con nuove idee ma anche testando cambiamenti concreti per la città e la società attraverso prototipi.
Wdc 2026 insieme a Francoforte coinvolge altre città della regione Reno-Meno. Come ha funzionato questa cooperazione e quanto è importante il fare networking in questo campo?
La cooperazione a livello regionale è stata centrale per Wdc 2026. Tematiche come housing, mobilità, adattamento climatico e spazi pubblici non si possono risolvere all’interno dei confini cittadini. Francoforte, Offenbach, Wiesbaden, Darmstadt e altre amministrazioni locali hanno contribuito con le loro rispettive prospettive ed esperienze. Il networking favorisce un cambiamento costante e forma la base per lo sviluppo futuro di soluzioni congiunte per una regione democratica e vivibile.
Può citare gli eventi più importanti dell’anno di Wdc 2026?
Durante l’anno, Francoforte Reno-Meno, la Capitale mondiale del design 2026, ha evidenziato il design come forza motrice per una regione vivibile, sostenibile e democratica. Tra gli eventi chiave, c’è stata la grande inaugurazione alla stazione centrale di Darmstadt, al Wdc Hub presso il Museo di Arti applicate di Francoforte, che è rimasto aperto per tutto l’anno, poi il Module Festival ad agosto, mentre a novembre sono in arrivo i Design Policy Days a Francoforte, Offenbach e Wiesbaden. Un altro esempio particolarmente forte è stato la Open-Design Week Frankfurt RheinMain a giugno: dieci giorni con più di 200 eventi in 150 location nella regione, che hanno attirato circa 35.000 visitatori e mostrato la diversità del design e della scena creativa locali e hanno visto la partecipazione di network e ospiti internazionali come la delegazione Unesco, il Forward Festival, membri della World Design Organization e così via. Questo networking vuole avere un impatto oltre l’anno della Wdc: dal 2027, la Design Week sarà sviluppata come evento permanente per la regione. Un progetto chiave orientato al futuro è stato il Wdc Campus, che si è tenuto da aprile ad agosto al Museo delle Arti applicate; ha chiamato a raccolta università, studenti, laureati, startup e partner internazionali, e creato spazi di confronto tra i campi del design, accademico, business, politica e il pubblico generalista. I momenti salienti sono stati il Campus Festival a luglio e una mostra con la partecipazione di lavori e prospettive di un network di circa 40 università. Ancora, numerose esposizioni a Francoforte e nell’area circostante hanno portato linfa a questa regione del Wdc. Tra queste, ad esempio, ‘Mishpocha – L’arte della collaborazione’ al Museo ebraico di Francoforte, una mostra interdisciplinare e un progetto-evento centrati su collaborazione, comunità e partecipazione culturale. ‘Too Hot – Hot Cities, New Approaches’ al Museo dell’architettura tedesco, focalizzata sull’adattamento climatico, lo sviluppo urbano sostenibile e i percorsi verso la città climatico-neutrale. A completare il programma ‘A Step Ahead’ al Mathildenhöhe Darmstadt, sito Patrimonio dell’Umanità Unesco. Per segnare il 125° anniversario della prima esposizione nel 1901 del gruppo Darmstadt Artists’ Colony, la mostra correla prospettive storiche ad approcci contemporanei nel campo del design, dell’architettura e dell’arte. Solleva interrogativi su sostenibilità, inclusione, conservazione delle risorse e vita comunitaria, illustrando così come il design definisce gli sviluppi sociali. La mostra è parte del programma Wdc ed è in corso fino al 31 gennaio 2027.
Negli ultimi mesi del 2026 avete ancora qualche evento rilevante ed è in programma una cerimonia ufficiale di chiusura?
Con i Design Policy Days, dall’11 al 14 novembre, l’anno della Wdc 2026 arriverà alla sua chiusura tematica. A Wiesbaden, Offenbach e Francoforte, il focus sarà su un’amministrazione centrata sul cittadino, sul design come ethos sociale, e sul potere trasformativo del design. Centrale rispetto a questo è l’Action Plan Frankfurt RheinMain Design, che sarà finalizzato come policy di design congiunta per la regione e consegnato ai decisori politici. L’evento ufficiale di chiusura si terrà il 14 novembre con la Design Assembly nella Paulskirche di Francoforte, che si focalizzerà sull’impatto a lungo termine e sui prossimi step che condurranno al 2030. L’Assemblea porta Wdc 2026 a conclusione ponendo al tempo stesso le fondamenta per una pratica democratica e di lungo periodo nel design. Sarà seguita la sera da una cerimonia nella quale il titolo di World Design Capital verrà ufficialmente passato a Busan, in Corea del Sud.
A questo punto dell’anno, si può fare un primo bilancio. Siete soddisfatti?
Sì, siamo molto compiaciuti per i risultati raggiunti finora. Al 15 agosto, in totale sono stati 1.430 gli eventi che si sono tenuti, e i maggiori organizzati internamente hanno attratto circa 100mila visitatori. Anche l’attenzione dei media è stata considerevole: 3.306 articoli pubblicati, 842 milioni di contatti raggiunti finora, più quelli via social che hanno superato i 2 milioni. Altrettanto importanti rispetto ai dati sono le nuove collaborazioni tra le città, le istituzioni e i professionisti creativi. Intendiamo capitalizzare questo slancio oltre l’anno della Wdc, con una Design Week continuativa e con il Design Action Plan Frankfurt RheinMain.
Quale sarà l’eredità di Wdc 2026?
Il Design Action Plan Frankfurt RheinMain offre le basi. Il suo obiettivo è di assicurare che il design sia in futuro più profondamente integrato nella politica, nella pubblica amministrazione e nello sviluppo urbano. Concepiamo il design come un modo di lavorare, che vuol dire comprendere i problemi insieme con le persone interessate, testare le idee nella pratica e sviluppare soluzioni che funzionano nella vita quotidiana e aiutano a disegnare un futuro migliore. Da un lato, il Design Action Plan crea le strutture all’interno della politica e della pubblica amministrazione, per esempio attraverso una Design Policy Unit al livello municipale e statale, così come nuovi processi nei quali politiche e misure sono prima sperimentate e poi ulteriormente sviluppate insieme con le persone a cui sono rivolte. Dall’altro lato, il piano rafforza la capacità della regione di disegnare il suo proprio future: attraverso un Design Hub, network che connettono professionisti e società civile, opportunità di formazione e sviluppo professionale e format visibili come una regolare Design Week. In questo modo, l’esperienza della Wdc 2026 può diventare la base per una cultura durevole di design collaborativo e problem-solving. Progetti di spazi pubblici di successo, come Main-Light, Carlo, o il padiglione di protezione dal calore, non dovrebbero finire come interventi spot. Al contrario, dovrebbero essere ulteriormente sviluppati, adattati e incorporati ovunque essi possano fare una differenza tangibile nella vita quotidiana. Una Public Space Delivery Unit potrebbe aiutare a garantire che tali progetti siano portati in modo affidabile dall’idea iniziale attraverso la pianificazione e supportandone l’implementazione. L’obiettivo è una regione che lavora insieme per disegnare il suo futuro: con spazi pubblici migliori, maggiore partecipazione e una pubblica amministrazione che consente nuove soluzioni. Se questa mentalità e questo spirito di collaborazione dureranno, Wdc 2026 avrà un impatto durevole.
In che modo Wdc 2026 migliorerà l’immagine e l’appeal di Francoforte come destinazione culturale e non solo come città finanziaria?
Wdc 2026 amplia l’immagine di Francoforte e della regione Reno-Meno: oltre a essere un centro finanziario, una città fieristica e un hub di trasporti, la regione sta guadagnando riconoscimento come hub per la cultura, la creatività e il design. Più di 123.700 persone lavorano nell’industria culturale e creativa a Hesse e questo potenziale dovrebbe essere promosso in modo più forte in futuro. La Wdc dimostra che il design a Francoforte e nella regione Reno-Meno si estende molto oltre gli eventi culturali connettendo spazi pubblici, democrazia, sostenibilità e tecnologia. Contatti e ospiti internazionali ai Design Policy Days di novembre rinforzeranno molto questa percezione. L’appeal internazionale della Wdc era già evidente alla Open Design Week a giugno. I Policy Days proseguiranno questo scambio in autunno: stakeholder internazionali del mondo politico, accademico, del design e della società civile dibatteranno a Francoforte, Wiesbaden e Offenbach su come il design può supportare il cambiamento politico e sociale. La Design Week mette insieme l’energia creativa regionale con l’ispirazione proveniente da tutto il mondo ed è rivolta esplicitamente sia a residenti locali sia a una audience specialistica internazionale. Ora, è cruciale portare avanti il processo che è stato avviato. Il marketing per la città, il turismo e il business possono posizionare Francoforte Reno-Meno più chiaramente come una regione innovativa del design e persino come un posto dove l’expertise creativa fornisce risposte concrete a interrogativi sul futuro. (di Alessia Trivelli)
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Design, quando diventa strumento sociale: con Wdc 2026 Francoforte disegna spazi urbani e di vita
Una nonna cura un giardino per 20 anni, ma il Comune vuole smantellarlo
(Adnkronos) –
Una nonna di 89 anni è stata costretta a rinunciare al suo amato giardino. Il Consiglio comunale ha ordinato a Katharine Hoskyns, che vive nel nord-ovest di Londra, di non curare più quello che era diventato un vero e proprio parco pubblico di cui la donna si prendeva cura da oltre 20 anni, dopo aver ricevuto lamentale da parte dei vicini per "comportamenti antisociali". La donna aveva creato, nel corso degli anni, una piccola 'oasi' fuori casa a St John's Wood, dopo che il comune aveva installato dei parcheggi dove prima c'era uno spazio verde. Da allora Hoskyns, un'insegnante ormai in pensione, aveva riempito l'area di vasi di pomodori, gerani ed erbe aromatiche, aggiungendo anche una panchina: "Avevo delle macchine parcheggiate fuori casa, dove prima avevo un bello spazio. Ho deciso che invece di essere infelice per questo, avrei reso di nuovo piacevole quello spazio", ha raccontato al Daily Mail. "Mi piace perché posso andare in giro a lavorare i miei vasi e la gente si avvicina e chiacchiera con me. È un'attività piacevole e sociale", ha spiegato. Peccato però che il mese scorso il Ma il Consiglio comunale di Westminster abbia inviato alla signora Hoskyns una diffida formale, intimandole di rimuovere la panchina e le piante, citando una "serie di lamentele da parte dei residenti". Il consiglio ha aggiunto di essere stato costretto "a malincuore" ad avviare un procedimento dopo numerosi tentativi di risolvere la controversia in via informale nel corso degli anni. Secondo la signora Hoskyns però, c'è solo un vicino che "si oppone" al suo giardino e insiste sul fatto che non vi siano mai stati episodi di inciviltà: "Sono rimasta molto turbata quando ho ricevuto la lettera. Non crea intralcio, c'è spazio a sufficienza per una sedia a rotelle. C'è solo una persona a cui non piace. Pensava che ci fossero stati comportamenti antisociali sulla panchina, ma non è vero". Nella lettera inviata dal Comune, si affermava che le piante e la panchina avrebbero potuto creare potenzialmente dei problemi di sicurezza, specificando come la caduta dei vasi avrebbe potuto portare delle lesioni e la panchina non fosse "strutturalmente sicura". La donna però si rifiuta di rinunciare al suo giardino e, con l'aiuto della sua famiglia, ha risposto all'ingiunzione di esecuzione. La famiglia inoltre ha lanciato una petizione per chiedere che le piante e la panchina rimangano, che ha già raccolto 190 firme, tutte di persona, con il 'vecchio' metodo porta a porta: "I vicini si offrono volontari e danno un grande aiuto. È un'iniziativa che coinvolge tutta la comunità, oltre che me", ha spiegato Hoskyns, "il Consiglio probabilmente si metterà di nuovo in contatto, ma noi continueremo a rispondere. Non sono più solo io, ora tantissime persone sono coinvolte e danno una mano in questa lotta".
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Emergenza sangue in Italia, chi può donarlo e ogni quanto
(Adnkronos) – Dopo l'estate, il periodo di calo delle donazioni, c'è la necessità di sacche di sangue negli ospedali. Sono tre i requisiti fondamentali per iniziare a donare: un'età compresa tra i 18 e 60 anni; un peso corporeo superiore a 50 chilogrammi e uno stile di vita sano. Lo ricorda l'Avis Roma che poi smentisce il falso mito della donazione a digiuno completo e raccomanda una corretta preparazione alimentare. Ma ogni quanto si può donare?
Cosa fare e cosa non fare prima della donazione: È consigliato fare colazione prima della donazione. La colazione deve essere leggera e può essere a base di: thè, caffè, succo di frutta o spremuta poco zuccherata, 2 fette biscottate con marmellata poco zuccherata, qualche biscotto secco. È invece assolutamente vietata l’assunzione di latte e derivati. È sconsigliato il digiuno completo.
Dopo la donazione: una buona colazione, che può andare dal mangiare cornetti, dolci o anche salato (nessun divieto). Altri suggerimenti: non portare pesi con il braccio della donazione per evitare un potenziale ematoma.
Cosa non fare durante la giornata: nessuna attività fisica (o sport intenso), nessuno sforzo (no lavori particolarmente pesanti); Non fumare nelle due ore successive; non è necessario nutrirsi più del solito. È preferibile un pasto leggero, facilmente digeribile e assumere molti liquidi (non alcolici).
Ogni quanto si può donare: l'intervallo di tempo minimo fra due donazioni di sangue intero è di 90 giorni; uomini e donne non in età fertile: fino a 4 volte all'anno; donne in età fertile: fino a 2 volte all'anno (con un intervallo minimo di 180 giorni consigliato o 90 giorni a seconda delle valutazioni mediche locali. Per la donazione di soli componenti (plasma o piastrine), gli intervalli e i limiti annuali variano in base al protocollo medico e al tipo di aferesi, ma consentono una maggiore frequenza (fino a 6 volte o più all'anno in base al giudizio clinico).
Per proteggere la salute pubblica e garantire la sicurezza dei prodotti trasfusionali, sono previsti periodi di sospensione dal prelievo; 48 ore per cure odontoiatriche minori; vaccinazioni asintomatiche (Covid, influenza, tetano); 5 – 7 giorni: assunzione di antinfiammatori/aspirina; estrazioni dentarie o interventi chirurgici minori; 14 giorni guarigione da stati febbrili o terapie antibiotiche; 4 mesi per tatuaggi, piercing, agopuntura; rapporti sessuali occasionali o a rischio; endoscopie o interventi chirurgici maggiori; 6 mesi – 1 anno per: gravidanza e parto (rinvio di 6 mesi dal parto/interruzione); soggiorni o viaggi in zone endemiche per malaria o malattie tropicali.
Esclusione definitiva: positività ad epatiti B/C, Hiv, sifilide; patologie croniche severe (malattie cardiovascolari, tumori, diabete insulino dipendente, epilessia, malattie autoimmuni); alcolismo cronico o uso di sostanze stupefacenti. L'Avis Roma sottolinea infine "che la legge tutela il donatore dipendente garantendo il diritto a una giornata di riposo dal lavoro normalmente retribuita (la retribuzione viene rimborsata al datore di lavoro dal Fondo sanitario nazionale tramite Inps)".
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Vibo Valentia, esplosione nel B&b: morta anche la bimba di 10 anni dopo il papà e la mamma
(Adnkronos) – E' morta – nel reparto Grandi ustioni del Policlinico di Bari – la bambina di 10 anni, di nazionalità slovena gravemente ferita nell'esplosione avvenuta a Mileto, in provincia di Vibo Valentia, il 25 agosto scorso in un b&b e a causa del quale il 27 agosto successivo a Palermo è morto il padre,
Yamnik Cobolt Petra
, 48 anni.
Ieri è deceduta anche la moglie 44enne dell'uomo e madre della piccola, ricoverata a Catania. La famiglia era in vacanza in Italia. La deflagrazione è stata provocata probabilmente da una bombola di gas. Nella struttura era divampato un incendio con il crollo parziale del pianoterra. Anche il sindaco di Mileto si è stretto al dolore per la morte della madre e del padre condividendo ieri una nota: "Esprimo il mio cordoglio più profondo per il decesso della signora Petra, moglie e madre della piccola Ema, rimasta gravemente ferita nell’esplosione verificatasi a Mileto. Purtroppo il bilancio si aggrava e la situazione diventa sempre più tragica", ha scritto Salvatore Fortunato Giordano. "Il fatto ci addolora ma purtroppo le lesioni riportate nello scoppio erano evidentemente tanto gravi che i medici nulla hanno potuto", ha aggiunto.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Generazione città sane, al via laboratorio nazionale con giovani protagonisti
(Adnkronos) – Coinvolgere una nuova generazione di giovani competenze nella costruzione di città più sane, inclusive e attente alla qualità della vita. È l’obiettivo di ‘Generazione città sane’, il nuovo progetto nazionale promosso dalla Rete italiana città sane – Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rivolto a studenti universitari, laureandi e neolaureati interessati ai temi della salute urbana. Da ottobre 2026 a gennaio 2027 – informa una nota – i giovani selezionati parteciperanno a un laboratorio nazionale di apprendimento e confronto con amministratori, esperti, università e stakeholder. Il percorso porterà alla realizzazione dei primi ‘Quaderni per le città sane’, documenti pratici e divulgativi che metteranno a disposizione dei Comuni idee, strumenti, esempi e indicatori utili per le politiche locali. Le candidature potranno essere presentate entro il 15 settembre 2026. Il progetto – spiegano i promotori – parte da un principio sempre più centrale nelle politiche di salute pubblica: il benessere delle persone non dipende soltanto dall'accesso ai servizi sanitari. Le caratteristiche degli ambienti nei quali si vive, si studia e si lavora, la possibilità di muoversi e praticare attività fisica, la qualità degli spazi pubblici, le relazioni sociali, le condizioni ambientali e l'accessibilità dei servizi possono incidere sulla salute e sulle disuguaglianze. Le città rappresentano quindi uno dei luoghi nei quali la prevenzione può tradursi in interventi concreti e quotidiani. “Con Generazione città sane vogliamo mettere in relazione le energie e le competenze dei giovani con i bisogni reali delle nostre città – afferma Lamberto Bertolé, presidente della Rete italiana città sane Oms – Le amministrazioni locali hanno un ruolo importante nella promozione della salute, perché molte decisioni che incidono sulla qualità della vita delle persone passano proprio dalle politiche urbane. Allo stesso tempo abbiamo bisogno di nuove competenze e di punti di vista capaci di leggere le trasformazioni sociali, ambientali e demografiche in corso. Questo progetto nasce per creare un ponte tra questi due mondi: offrire ai giovani un’esperienza concreta e mettere a disposizione dei Comuni idee e strumenti nuovi, semplici e applicabili nei territori”. “Con questo progetto vogliamo fare un passo ulteriore: costruire strumenti concreti a supporto delle politiche locali – spiega Francesco Caroli, coordinatore nazionale della Rete italiana città sane Oms – I Quaderni per le città sane serviranno a tradurre i temi della salute urbana in indicazioni semplici, esempi utili e proposte operative per i Comuni”. La prima edizione – si legge nella nota – avrà carattere sperimentale. In base alle candidature ricevute saranno attivate almeno 2 coppie di lavoro, fino a un massimo di una per ciascuno degli ambiti tematici selezionati. Saranno formate da giovani con competenze e provenienze territoriali complementari, con l’obiettivo di favorire anche il confronto tra realtà diverse del Paese. Sono 6 gli ambiti tematici sui quali sarà possibile presentare la propria candidatura. Il primo riguarda città attive, movimento e prevenzione, con particolare attenzione alla possibilità di favorire stili di vita più attivi attraverso parchi, percorsi pedonali, impianti sportivi, servizi di quartiere e iniziative di prossimità. Il secondo è dedicato a relazioni, solitudine e comunità e punta ad approfondire gli strumenti a disposizione dei Comuni per contrastare l’isolamento e le fragilità relazionali e rafforzare reti sociali e partecipazione. Un terzo filone sarà dedicato a spazi pubblici, prossimità e qualità della vita urbana, con un focus sul ruolo di piazze, biblioteche, parchi, centri civici, scuole e altri luoghi di aggregazione. Il quarto riguarderà dati, fragilità e disuguaglianze urbane e analizzerà come informazioni sociali, demografiche, ambientali e territoriali possano aiutare le amministrazioni a individuare i bisogni e definire le priorità di intervento. Gli altri due ambiti saranno: ambiente urbano, One Health e convivenza, dedicato alla relazione tra salute umana, ambiente, animali e biodiversità e, infine, comunicazione pubblica, fiducia e salute, che approfondirà linguaggi, campagne di prevenzione, comunicazione digitale, contrasto alla disinformazione e strumenti utili a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Il percorso si svolgerà prevalentemente da remoto, tra ottobre 2026 e gennaio 2027. I partecipanti prenderanno parte a un momento iniziale dedicato alla Rete e ai principi della salute urbana, a laboratori tematici con esperti e amministratori e ad attività di ricerca applicata. Ogni coppia lavorerà poi alla produzione di un Quaderno operativo per i Comuni. Non si tratterà di un elaborato accademico, ma di un documento breve, accessibile e concreto, pensato per supportare gli amministratori locali nelle scelte e nelle politiche di salute urbana. I risultati saranno presentati pubblicamente nel febbraio 2027, in occasione del Meeting nazionale della Rete italiana città sane – Oms. Il progetto – precisano gli organizzatori – è aperto a studenti universitari, laureandi, neolaureati e giovani provenienti da percorsi diversi: dall’urbanistica all’architettura, dalle scienze sociali alle politiche pubbliche, dall’economia alla statistica e alla data science, dalla comunicazione alla salute pubblica, fino a medicina, professioni sanitarie, scienze motorie, psicologia, scienze ambientali, welfare e innovazione sociale. Non è richiesta una specializzazione già compiuta: saranno valutati soprattutto motivazione, curiosità, capacità di scrittura e interesse per il ruolo dei Comuni nella promozione della salute. Per ciascun giovane selezionato è previsto un riconoscimento economico di 500 euro. Al termine del percorso, alla coppia che avrà realizzato il lavoro ritenuto più significativo sarà assegnato un ulteriore premio di 500 euro per ciascun componente. Le candidature dovranno essere inviate entro il 15 settembre 2026 all’indirizzo segreteria@retecittasane.it, con oggetto ‘Candidatura generazione città sane’. Dovranno contenere nome e cognome, città e territorio di provenienza, percorso di studi, ambito tematico scelto, una breve motivazione, eventuali esperienze coerenti con il progetto, disponibilità a partecipare alle attività da ottobre 2026 a gennaio 2027 e curriculum vitae.
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Guterres “Raddoppiare gli sforzi per limitare l’aumento delle temperature”
ROMA (ITALPRESS) – Il caldo torrido che ha colpito l’emisfero settentrionale negli ultimi mesi, i devastanti incendi e le inondazioni mortali sono un monito su ciò che ci aspetta. Lo ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres, commentando il rapporto del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep). “Siamo destinati a superare il limite di 1,5 °C entro i prossimi anni. La lotta per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi è una lotta per l’umanità”, ha spiegato. “In tutto il mondo, le ondate di calore estreme stanno già dimostrando che gli impatti climatici si faranno sentire più rapidamente, con maggiore intensità e più a lungo, causando un numero maggiore di vittime e sconvolgimenti più profondi. E’ giunto il momento di raddoppiare gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico. Possiamo e dobbiamo imboccare la strada giusta, riducendo le emissioni di gas serra, rafforzando la resilienza e l’adattamento e garantendo che il superamento dell’aumento di temperatura di 1,5 °C sia il più contenuto e di durata minore possibile”. Guterres ha ricordato che nello storico Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici i leader mondiali si erano impegnati a mantenere l’aumento della temperatura entro il limite di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, un obiettivo che, secondo gli scienziati, è fondamentale per evitare la peggiore devastazione climatica.
“Dobbiamo fare in modo che il superamento di tale soglia sia il più piccolo e breve possibile , limitando l’entità dell’aumento delle temperature e la durata della loro permanenza al di sopra di 1,5 °C”, spiega Guterres. Questo richiede l’accelerazione dell’eliminazione graduale dei combustibili fossili e la rivoluzione delle energie rinnovabili, la riduzione drastica dell’inquinamento da metano e la protezione di terre, foreste e oceani. “Le soluzioni sono a portata di mano e il mondo non è mai stato così ben attrezzato per metterle in pratica. Ora è il momento di alzare l’asticella e accelerare l’azione”, conclude.
(ITALPRESS)
– foto: Ipa Agency –
Governo, tutto pronto per la festa di Fdi a Bari con Meloni: al porto l’omaggio a Pinuccio Tatarella
(Adnkronos) – La presenza all'ingresso principale del porto di Bari della targa dedicata a Pinuccio Tatarella, esponente storico del Movimento Sociale e fondatore di Alleanza Nazionale, davanti alla quale viene ricordato ogni anno in occasione dell'anniversario della sua morte, assume un significato simbolico della manifestazione che si terrà venerdì 4 settembre nel capoluogo pugliese proprio nell'area del Terminal Crociere dello scalo marittimo per celebrare il record del governo più longevo della storia della Repubblica, quello guidato da Giorgia Meloni. Infatti prima della manifestazione, intorno alle 16.30, il presidente del Senato Ignazio La Russa, insieme a rappresentanti della classe dirigente barese, in particolare il senatore Filippo Melchiorre e il sottosegretario alla salute, il deputato Marcello Gemmato, molto legati al cosiddetto ministro dell'Armonia del primo governo Berlusconi, renderà omaggio a un'altra targa (non quella in prossimità dell'uscita del varco doganale) dedicata a uno dei padri ispiratori di Fratelli d'Italia, sempre nella stessa area portuale. Del resto la Puglia è stata spesso la destinazione delle vacanze estive del presidente del Consiglio come è avvenuto di nuovo nelle settimane passate. Inoltre due anni fa Giorgia Meloni ha deciso di svolgere il G7 a Borgo Egnazia, nel brindisino. La scelta del porto è stata obbligata poiché venerdì l'area della Fiera del Levante, deputata naturale a sede di una kermesse che si prevede molto affollata, era già stata individuata da tempo per una delle tappe del tour del cantante Caparezza. La destra e il centrodestra non guidano da tempo la città di Bari, né la Regione Puglia e anche nelle elezioni politiche non sempre hanno riportato successi ma Fratelli d'Italia Puglia è ben rappresentata al governo con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, figura chiave dell'esecutivo, e con il sottosegretario alla Salute Gemmato, coordinatore regionale di Fdi. Senza dimenticare Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ex presidente della Regione, già ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr nei primi due anni del governo Meloni.
L'esecutivo, in carica dal 2022, taglierà venerdì il traguardo di 1413 giorni, 'battendo' così il secondo governo Berlusconi (2001-2005, XIV legislatura). "Il governo più stabile, l'Italia più forte". Questo lo slogan della manifestazione. La premier Meloni interverrà alle 19.20 sul palco allestito da una società romana e sistemato proprio di fronte al mare, verso Oriente. Alla kermesse sono attese migliaia di persone. Già oltre 5000 quelle che si sono accreditate sul sito di Fratelli d'Italia e oltre 70 i bus prenotati da diverse parti d'Italia. Il coordinatore regionale Marcello Gemmato nei giorni scorsi ha riferito che la capienza dell'area è di circa 10 mila persone. Dalla Campania “saranno oltre 1500 i militanti di Fratelli d’Italia e 21 i pullman organizzati che partiranno da tutte le province della regione, più tanti militanti che con auto e mezzi pubblici saranno a Bari", assicura il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania e sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Per la Puglia dalla provincia di Lecce sono già pronti 12 pullman. "Undici dalla Bat e non meno di 600 persone", ha annunciato l'europarlamentare Francesco Ventola, coordinatore provinciale Fdi di Barletta-Andria-Trani. Cinque i bus in partenza da Foggia e provincia. Sulle presenze complessive dall'entourage di Fdi non si sbilanciano. All'Adnkronos il senatore Melchiorre, che ha partecipato a quasi tutti i comitati per la sicurezza e l'ordine pubblico (ieri l'ultimo insieme a Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell'organizzazione e deputato, e allo stesso Gemmato) spiega: "Non siamo abituati a dare numeri o a fare previsioni ma consuntivi. Non siamo in grado di poter dire quante persone verranno", continua. "Al di là della capienza, secondo me parteciperà tanta gente. Nella provincia di Bari stiamo riscontrando molto entusiasmo, in città molti si muoveranno a piedi. Quelli che non dovesse contenere l'area, rimarranno fuori", afferma Melchiorre. Ad accogliere i partecipanti e a fare da sfondo alla festa politica le luminarie della storica ditta Paulicelli di Bari che allestisce cornici di luci delle feste religiose, laiche e popolari in tutta Italia, ad esempio la festa patronale di San Nicola nel capoluogo pugliese.
L'organizzazione conta su circa 300 volontari, una squadra costituita soprattutto da militanti pugliesi di Gioventù nazionale. Non mancheranno l'area ristoro, dove la parte del leone nei food truck la faranno gli spaghetti all'assassina, piatto diventato tipico a Bari, e i più tradizionali panzerotti, e lo show musicale di Tommy Moretti, dj della discoteca Praja di Gallipoli, prima, durante e dopo la manifestazione. "Saranno presenti diverse decine di giornalisti da tutto il mondo, sicuramente oltre cento", aggiunge Melchiorre che è anche vicecoordinatore regionale di Fdi e sta curando molti aspetti organizzativi. Imponenti le misure di sicurezza. Interdetto ai partecipanti il Varco principale al porto, quello doganale, sono due gli accessi prestabiliti: Varco Caracciolo e Varco della Vittoria. Per chi arriva a piedi prevista la possibilità di entrare da Varco Caracciolo, salire su un bus navetta e, dopo un brevissimo tratto, raggiungere la zona del palco. I bus accreditati entreranno da Varco della Vittoria. Chi arriva a Bari in auto potrà lasciare la vettura al parcheggio dello stadio San Nicola oppure di Pane e Pomodoro e di lì prendere le navette fino al Varco Caracciolo. Il corteo organizzato da movimenti e associazioni di sinistra, che scendono in piazza "per ribadire a Meloni la netta distanza tra le priorità del suo governo e i bisogni reali della popolazione", non è stato autorizzato dalla questura. Più probabilmente si tramuterà in una manifestazione in piazza del Ferrarese. Misure di protezione sono state predisposte in via Calefati sede del consolato di Israele. I vertici regionali del partito di Fratelli d'Italia, che in questi giorni stanno girando le strade e i mercati cittadini (stamane a quello di Santa Scolastica Donzelli, Melchiorre e Gemmato) per promuovere la manifestazione, hanno annunciato la presenza di tutti i parlamentari (italiani ed europei), ministri e sottosegretari del partito ma anche di esponenti dei partiti e dei ministri della coalizione (Lega, Forza Italia Noi Moderati). Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, a quanto si apprende, interverrà in video collegamento. Non viene ancora confermata la presenza di Raffaele Fitto (che durante l'incarico europeo si è astenuto da manifestazioni di partito), né quella dell'altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. L’evento partirà già dalle 16, con apertura dei varchi alle 15.30.
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Emergenza sangue in Italia, appelli per la donazione. Cns: “Senza non si opera”
(Adnkronos) –
E' allarme sangue in Italia dopo l'estate. Dalla Croce rossa all'Umberto I di Roma fino al Policlinico Gemelli, sono diversi i centri che hanno lanciano appelli ai donatori al rientro dalle vacanze. "Siamo in emergenza sangue come ogni anno, la temuta carenza di sangue negli ospedali durante il periodo estivo si sta verificando. Questo potrebbe comportare il rinvio di interventi chirurgici programmati e mettere a rischio le trasfusioni urgenti", scrive la Croce rossa italiana di Roma Capitale sui social. Ma anche il Policlinico Umberto I di Roma ha rilanciato l'appello, "con le partenze e il caldo le donazioni diminuiscono, ma interventi, terapie ed emergenze continuano tutto l'anno". L'Adnkronos ha deciso di scendere in campo con una giornata – organizzata in collaborazione con l'Avis Roma – in cui i romani potranno donare il sangue. L'evento è in programma giovedì 10 settembre dalle ore 8.30 in Piazza Mastai, nel cuore di Trastevere.
I mesi estivi, quest'anno particolarmente caldi, sono il momento peggiore per la raccolta del sangue? "E' un po' presto per fare il bilancio" per le donazioni. "In linea di massima ad agosto abbiamo avuto qualche carenza che siamo riusciti comunque a compensare tra Regioni. Dobbiamo però vedere effettivamente i dati finali per poter dire che siamo riusciti a garantire tutto quello che era richiesto. Ci sono state diverse regioni che hanno chiesto aiuto e altre che hanno dato disponibilità a compensare. Quindi la compensazione ha funzionato, mi sentirei di dire all'80%, e vediamo se diventerà il 100%. Deve arrivare un messaggio: dalle liste d'attesa all'attività chirurgica, senza sangue non si opera. Dovremmo impegnarci, prendere sempre più consapevolezza e capire tra l'altro che se non supportiamo il Servizio sanitario nazionale e – ovviamente la raccolta associativa – in questi aspetti, si produce anche tutto un rallentamento che si ripercuote su tanti settori". Così all'Adnkronos Salute Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue, che fa il punto sulle necessità dopo il periodo estivo. Il sistema sangue italiano, che a differenza di altri paesi si basa totalmente sulla donazione volontaria e non remunerata, conta al momento (2025) circa 1,66 milioni di donatori, di cui 1,41 mln periodici e circa 250mila alla prima donazione. Il numero di donazioni è stato di circa 3 milioni con un'incidenza sulla popolazione di circa 7,5 ogni cento abitanti.
Il Centro nazionale sangue si occupa proprio di coordinare queste procedure per evitare carenze che possano danneggiare il lavoro dei medici e l'assistenza ai pazienti. Un lavoro che mette insieme 'domanda' e 'offerta'. "Si pianificano già durante l'anno delle azioni di supporto. Sappiamo che la Sardegna tipicamente è una regione che avendo tanti talassemici – tanti soggetti che non possono donare – ma un alto fabbisogno di sangue ha necessità stabile di un supporto da altre regioni. Quindi ci sono le cosiddette compensazioni programmate. Al di là di questo c'è comunque, nei periodi in cui ci può essere una maggior richiesta così come ci può essere una minore offerta perché la donazione si riduce, il momento in cui alcune regioni che normalmente ce la fanno da sole hanno bisogno di un supporto. E il Centro nazionale sangue si occupa proprio di questo".
Quali le Regioni che fanno da 'motore' nella raccolta di sangue e plasmaderivati. Le più virtuose? "Quelle delle Nord", risponde la direttrice generale. Ma questo è legato alla presenza di una cultura del dono più radicata sul territorio? "Questo è il vero elemento centrale di tutto. Possiamo citare il Veneto, le province autonome, il Piemonte che supporta regolarmente la Sardegna, la Lombardia e il Fvg, che hanno dato disponibilità. Quindi queste regioni hanno sicuramente fatto egregiamente la loro parte. Il problema della Sardegna è la presenza di tanti pazienti talassemici, quindi c'è un'esigenza cronica, ma significa anche un'esigenza correlata per esempio a tutte le attività trapiantologiche. Quando un paziente talassemico viene trapiantato c'è un incremento del suo fabbisogno di sangue durante la fase del trapianto".
In futuro ci sono nuovi progetti o priorità che affronterete? "Innanzitutto, c'è bisogno di parlare più di plasma, perché la nostra idea di donazione è legata al sangue che poi alla fine porta alla produzione di globuli rossi e di piccole quantità di plasma. Quello che per cui l'Italia non è autosufficiente sicuramente è la produzione dei plasmaderivati. Possiamo e dobbiamo fare meglio. Negli anni c'è stato un progressivo aumento della donazione di plasma, anche nel 2025 abbiamo registrato un piccolo incremento e abbiamo registrato anche un buon rialzo della donazione di plasma in aferesi, ossia quella donazione in cui si dona solo il plasma oppure plasma e piastrine, in cui però si dona un quantitativo più importante. Sono le donazioni – aggiunge la Dg – che sostengono questo sistema di plasma derivazione, ossia di utilizzo del plasma raccolto per produrre farmaci salvavita. Pensiamo solo alle immunoglobuline, con categorie di pazienti che non riescono a farne a meno perché è la loro terapia di sostegno regolare. O, ad esempio, le persone con immunodeficienze primitive ma anche fattori della coagulazione. Le chirurgie complesse come la cardiochirurgia, la chirurgia addominale importante, necessitano di questi farmaci regolarmente, dei concentrati protrombinici o del fibrinogeno. Noi non siamo autosufficienti e questo punto dovrebbe dare una maggior consapevolezza al Paese. Perché effettivamente se manca questa consapevolezza, si pensa sempre a qualcosa che riguarda piccoli numeri di pazienti, ma non è così: i plasmaderivati sono entrati nell'uso comune".
Secondo i dati Cns, la fascia di donatori più numerosa è quella dei 46-55enni e quella meno numerosa e che tende a ridursi è la fascia 18-25. Come si può lavorare sui giovani e avvicinarli alla donazione? "Fermo restando che ci sono anche strategie a livello europeo che puntano a rivedere i limiti di età per la donazione, sia nella fascia più giovane che in quella più anziana, nel nostro Paese credo che manchi una capacità di guardare alla Medicina trasfusionale in generale come a una risorsa strategica per la quale bisogna fare non solo informazione, ma cultura – chiosa Teofili – Significa parlare già ai bambini di donazione. Non solo di sangue o di plasma, ma anche di donazione di organi. La scuola dovrebbe inserire questi argomenti nel percorso di formazione, per evitare che poi piombino dall'esterno su un ragazzo 18enne che sa poco o nulla e che è in un momento della sua vita in cui pensa ad altro. Vediamo – conclude – che la donazione sui social è spesso associata a qualcosa che si tinge di eroico, e invece no, deve essere la quotidianità, deve essere un qualcosa che fa parte delle relazioni tra cittadini".
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Chiara Ferragni, il viaggio continua in Colombia per conoscere i genitori di Jose Hernandez
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Chiara Ferragni ha conosciuto la famiglia del fidanzato Jose Hernandez. L'imprenditrice digitale in vacanza in America Latina, si è spostata dal Perù in Colombia per conoscere i parenti del manager. Come la stessa Ferragni ha raccontato sui social, Hernandez è colombiano ma vive a Milano da 12 anni ormai. "Tutta la sua famiglia vive a Barraquilla". Negli scatti, l'influencer ha mostrato la mamma e i parenti di Jose, e anche una lettera che ha ricevuto al suo arrivo: "Benvenuta nella nostra famiglia. Speriamo che ti senta come a casa tua", si legge. "In questi giorni sono diventata una quillera provando tutti i piatti locali, i posti e la chiva. Grazie a tutti per avermi fatto sentire parte della famiglia", ha scritto ancora l'imprenditrice, grata dei giorni trascorsi al fianco della famiglia del manager. Jose Hernandez lavora infatti come 'Global Business Manager' presso 'Yokohama TWS'.
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Cesare Cremonini, stasera su Rai1 lo show al Circo Massimo: gli ospiti
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Cesare Cremonini stasera, mercoledì 2 settembre, in prima serata su Rai1 con 'Roma, baby. Cremonini live Circo Massimo': due ore e venti di grande spettacolo televisivo per rivivere il concerto dello scorso 6 giugno al Circo Massimo di Roma, tra le immagini del live e contenuti inediti di backstage. Non una semplice ripresa del concerto, ma uno speciale televisivo che unisce le immagini del live a contenuti inediti di backstage, seguendo Cesare Cremonini prima e dopo lo show e portando il pubblico anche dietro le quinte di una produzione di queste dimensioni. Alcuni di questi contenuti sono firmati da Greg Williams, fotografo e filmmaker di fama internazionale che è da tempo una figura di spicco dell’industria cinematografica. Un palco monumentale, una produzione imponente e una messa in scena di grande impatto visivo accompagnano un concerto pensato per trasformare la musica in un’esperienza collettiva. Sul palco con Cremonini anche Lorenzo Jovanotti, Elisa e Luca Carboni.
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