ROMA (ITALPRESS) – “Con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina provocando la morte di persone innocenti. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione ad aprire i cuori al dialogo e alla pace”. Lo ha detto Papa Leone XIV al termine dell’Angelus.
“Il mio cuore – aggiunge – si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace. Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia”.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).
Ucraina, Papa “Auspico che sforzi per negoziati portino frutti concreti”
Sirena “Sogno di alzare la Coppa America per l’Italia e per Luna Rossa”
NAPOLI (ITALPRESS) – “Sarà bello regatare nelle acque di casa. Noi rappresentiamo non solo un Circolo ma anche un Paese intero”. Così, in un video realizzato da “Sport e Salute”, l’amministratore delegato di Luna Rossa, Max Sirena.
“Penso che quella del 2027, in Italia, a Napoli, sarà la Coppa America più bella di sempre. Luna Rossa rappresenta più di trenta anni della mia carriera, più di metà della mia vita. C’è un legame morboso col team. Io ho tatuata la scritta Luna Rossa sulla pelle. Il mio sogno è quello di riuscire ad alzare la Coppa America per i colori italiani (impresa mai riuscita alle barche dello Stivale, ndr.) ma soprattutto per Luna Rossa. Mi alzo ogni mattina con questo obiettivo”, ha aggiunto l’ex team director e skipper della barca griffata Prada, Pirelli e Frecciarossa.
“A Bagnoli è stata rigenerata ed è stata data una nuova vita a un’area che è stata ferma per decenni. Un evento del genere è stato sicuramente un boost per velocizzare certi processi di trasformazione”, ha detto ancora Sirena.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Giustizia, Nordio “Sconfitta referendum dolorosa, ora ci vorrà tempo per riforma”
CERNOBBIO (ITALPRESS) – “La sconfitta al referendum è stata dolorosa perchè inattesa e i sondaggi nella proiezione erano favorevoli. Vista in prospettiva non è una catastrofe, perchè perdere 53% a 47% vuol dire che il 47% degli italiani ritiene il tema degno di essere affrontato. Ma ora che è fallita ci vorrà tempo per riaverla in discussione”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).
Incidente sul lavoro nel Palermitano, un operaio muore incastrato in una mietitrice
PALERMO (ITALPRESS) – Ancora una tragedia sul lavoro in Sicilia: un uomo ha perso la vita dopo essere rimasto incastrato in una mietitrice, mentre un altro è rimasto gravemente ferito. L’episodio è avvenuto in mattinata nel tratto di campagna compreso tra Alcamo e Grisì: immediato l’intervento dei sanitari, ma per la vittima non c’è stato nulla da fare. Il ferito è stato invece trasportato in elisoccorso all’ospedale Civico di Palermo: le sue condizioni sono gravi. Le indagini sono condotte dai carabinieri, coadiuvati dai tecnici dello Spresal dell’Asp.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
Schifani “La critica non può sconfinare in delegittimazione personale. Vado avanti per la Sicilia”
PALERMO (ITALPRESS) – “Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. Nella mia esperienza nazionale ho conosciuto una politica nella quale, pur tra differenze e conflitti, il confronto riusciva più spesso a mantenere chiara la distinzione tra critica politica e delegittimazione personale, mentre in Sicilia, in alcuni momenti, questo confine è stato superato”. Lo scrive, in una lettera a LiveSicilia, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che aggiunge: “Non è una lamentela e non modifica di un millimetro la mia determinazione, perché governare significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni quando sono difficili e continuare ad andare avanti quando sarebbe più comodo fermarsi, ed è esattamente quello che continueremo a fare.m’è anche una ragione personale che sento il dovere di dire con chiarezza. Quando mi è stato chiesto di assumere la guida della Regione non ho accettato per costruire una carriera politica o per aggiungere un’altra tappa a un percorso personale, perché nella mia vita pubblica ho già avuto responsabilità e ruoli importanti. Ho accettato per un motivo molto più semplice e, per me, molto più forte: la passione per la mia terra e il desiderio di restituirle almeno una parte di ciò che mi ha dato”.
Schifani spera di lasciarsi alle spalle la Sicilia “rassegnata ai ritardi, alle emergenze permanenti e all’idea che partire sia l’unico destino possibile, mentre quella per cui lavoro è una Sicilia consapevole delle proprie possibilità, capace di trasformare la sua posizione geografica, il suo patrimonio, le sue competenze e il talento dei suoi cittadini in sviluppo”.
Ai giovani “dico di non considerare perduta in partenza la possibilità di costruire qui il proprio futuro, a chi governa insieme a me chiedo di avere sempre il coraggio di difendere il lavoro svolto e ancora maggiore determinazione nell’accelerare, e alla Sicilia chiedo di non accettare più il racconto secondo cui nulla può cambiare”. Per il presidente della Regione “la Sicilia non ha bisogno di promesse più grandi, ma di una fiducia costruita giorno dopo giorno con i fatti. È questa la responsabilità che sento e che continuerò ad assumermi fino in fondo, con la determinazione di chi sa quanto questa terra abbia atteso e con la convinzione che il suo futuro possa finalmente essere all’altezza della sua storia”.
“Avere rimesso ordine nei conti ci ha consentito di tornare a sostenere concretamente sviluppo e occupazione e oggi i dati sull’economia e sul lavoro raccontano una Sicilia che cresce più della media nazionale”. Schifani sottolinea come “il risanamento dei conti regionali sia forse la parte meno visibile dell’azione di governo, ma è quella che rende possibile tutto il resto. Il confronto con lo Stato, il riequilibrio del bilancio e il miglioramento del rating della Sicilia hanno restituito alla Regione una capacità di programmazione che per troppo tempo era stata compromessa e che oggi consente di investire, assumere, progettare e sostenere lo sviluppo senza scaricare sulle generazioni future il costo delle decisioni di oggi”. Questo “non significa che il divario sia già stato colmato, ma significa certamente che una tendenza che sembrava immutabile ha cominciato a cambiare, ed è questo, a mio giudizio, il dato politico più importante”.
Schifani ricorda che “tra il 2012 e il 2017 la Sicilia ha accumulato circa sette miliardi di euro di disavanzo, con conseguenze che hanno condizionato per anni le possibilità di azione della Regione. Non è una polemica, è un dato storico, ed è per questo che sorprende vedere alcuni protagonisti di quella stagione impartire oggi lezioni di buona amministrazione come se tutto ciò non fosse mai accaduto. Il confronto politico è legittimo, ma cancellare la storia per convenienza lo è molto meno”. Nel triennio, aggiunge Schifani, “abbiamo destinato seicento milioni di euro agli incentivi per le assunzioni stabili, scegliendo di sostenere le imprese che investono e creano occupazione vera, perché la dignità di una persona non può essere affidata permanentemente a un sussidio ma alla possibilità di costruire il proprio futuro attraverso il lavoro”.
“La questione dell’acqua dimostra quanto sia importante passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”. Schifani ricorda la siccità del 2024 che “ha colpito duramente la Sicilia, con una disponibilità di acqua potabile diminuita del 30 per cento e territori nei quali la riduzione aveva raggiunto il 90 per cento, coinvolgendo complessivamente 2,8 milioni di siciliani. La risposta della Regione è stata concreta. Tra aprile 2024 e giugno 2026 abbiamo mobilitato 120 milioni di risorse regionali, 48 milioni nazionali e altri 110 milioni destinati ai dissalatori e, attraverso interventi su pozzi, reti e dissalazione, abbiamo recuperato 2.300 litri d’acqua al secondo. La disponibilità è già cresciuta del 33 per cento e raggiungerà il 66 per cento al completamento degli interventi, mentre Gela, Trapani e Porto Empedocle rappresentano non soltanto una risposta alla stagione della siccità, ma tasselli di una nuova politica dell’acqua che deve rendere la Sicilia progressivamente meno vulnerabile alle emergenze climatiche”. Lo stesso principio vale per i rifiuti, “un settore nel quale per troppo tempo la Sicilia ha vissuto di discariche, proroghe e trasferimenti fuori dall’Isola, pagando costi economici e ambientali elevatissimi. Abbiamo deciso di interrompere questa spirale attraverso il Piano regionale, l’aumento del recupero di materia e la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, costruendo finalmente un percorso che punta all’autosufficienza. I termovalorizzatori, inoltre, non rappresentano soltanto uno strumento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma consentono di trasformare ciò che oggi costituisce un costo in una risorsa, producendo energia attraverso il trattamento stesso dei rifiuti e senza dover acquistare la materia prima che la genera”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Zangrillo: “Vannacci? I generali come Dalla Chiesa sono quelli che mi piacciono”
(Adnkronos) – "Rimango della mia idea e aspetto che Vannacci ci dica qualcosa sulla sua visione dell'Italia e dello sviluppo del Paese. Finora mi pare che abbia fatto tanta propaganda ma che non ci siano molte idee". Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, intervistato da Adnkronos durante il Forum di Cernobbio. "Mi aspettavo da questa occasione una descrizione, un'idea del programma politico di Futuro nazionale, ma non mi pare sia emerso nulla di rilevante", ha aggiunto Zangrillo, ricordando la ricorrenza del 3 settembre: "Abbiamo celebrato i 44 anni dalla morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Io rimango dell'idea che quelli sono i generali che mi piacciono". Sul dibattito con Mario Monti "il professore ha richiamato Vannacci sulla necessità di avere una posizione chiara sulla storia di questo Paese e la sua posizione la condivido pienamente”. "Renzi dovrebbe preoccuparsi di capire la relazione che c'è tra Vannacci e il centrosinistra, perché in questo momento Vannacci sta facendo il gioco del centrosinistra", ha poi detto replicando alle affermazioni di Matteo Renzi, secondo il quale il leader del partito di estrema destra Futuro nazionale rappresenterebbe un modo per il centrodestra di perdere la faccia o perdere le elezioni. Per Zangrillo, al contrario, Vannacci "mi sembra un alleato del centrosinistra e non del centrodestra".
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Follini: “Demonizzazione reciproca si rivela boomerang, riflettere sul linguaggio della politica”
(Adnkronos) – "Di fronte al dolore, alla malattia, all’apprensione, alla paura, insomma di fronte a tutto quello che evoca l’umana debolezza, e tanto più la debolezza dei potenti, si dovrebbe forse rimanere in silenzio e non trarne materia né di controversia e neppure di indiscrezione. Ma quando invece l’argomento diventa di pubblico dominio questa ritrosia si capovolge quasi nel suo opposto. E così l’intervista di Dario Franceschini che rivela con mano leggera i malanni della sua salute e le vicissitudini di Alessandro Di Battista ricoverato d’urgenza in un ospedale cubano diventano a un tratto l’occasione, se non proprio di una pacificazione dei nostri animi politici, almeno di una parziale, provvisoria attenuazione di quei linguaggi ferini che ne costituiscono da un po' di tempo la stridente colonna sonora. Segno che forse c’è, a margine della nostra quotidianità polemica e qualche volta perfino esacerbata, anche un diffuso bisogno di cambiare copione. E segno anche, pur senza immaginare il disarmo delle nostre controversie, che il registro adottato quotidianamente un po’ da tutti, l’uno contro l’altro, sta cominciando a stancare il pubblico e forse anche i protagonisti. Si può osservare anche che paradossalmente proprio il fatto che le uniche figure politiche che vengono degnate di un briciolo di riguardo siano appunto coloro che attraversano problemi di salute fa pensare che la grazia sia un’eccezione e che la regola sia quella della più sommaria (in)giustizia. Quasi a dire che solo il leader politico in estrema difficoltà riesce a convogliare su di sé quella forma di riguardoso rispetto che sarebbe invece dovuto a tutti. Il fatto è che il linguaggio politico è sempre un ibrido tra nobili parole e parole più affilate e anche un po’ triviali. Le prime vengono adoperate più raramente, e mai a vantaggio di chi non è dalla nostra parte, delle altre tendiamo ad abusare pensando che non torneranno mai addosso a chi le pronuncia. E però, in un caso e nell’altro, varrebbe la pena di richiamare Leonardo Sciascia quando annotava che “le parole non sono come i cani cui si può fischiare e richiamarli”. E dunque quelle parole – quelle garbate e quelle contundenti – fanno poi quasi sempre testo al di là delle intenzioni e dei calcoli di chi le pronuncia. Il fatto è che il linguaggio della politica non è sempre una maschera, né una sovrastruttura. E neppure un copione che si possa affidare a un esercito di ghostwriters in cerca di frasi che colpiscano nel segno. Quel linguaggio, semmai è una rivelazione. Magari involontaria, ma significativa. Racconta il nostro inconscio, e tanto più lo svela quando ci capita di cambiarlo. Si parla per convincere gli elettori, certo. Ma quel linguaggio, che sia studiato ad arte o che venga fuori da sé, come per istinto, racchiude da qualche parte l’anima di ognuno di noi. E dunque, attraverso di noi, anche l’anima del paese. Forse è su questo che dovremmo riflettere. Cioè sul fatto che anni e anni spesi nella demonizzazione reciproca hanno finito per concorrere alla demonizzazione della politica nel suo insieme. Come a dire che l’arma con cui ci siamo combattuti a vicenda -da destra, da sinistra, perfino dal centro- è stato il boomerang. Che ora ci torna addosso, quasi implacabilmente. Così, se appena ci si offre l’occasione di cambiare registro sembriamo d’un tratto ansiosi di farlo. Come a espiare gli eccessi di prima. E’ ovvio che tutta questa perorazione di buone maniere corre sempre il rischio di lasciare il tempo che trova. Tanto più a ridosso della fine della legislatura, quando tutti si stanno già armando in vista della campagna elettorale. E però non deve essere un caso se, non appena se ne presenta l’occasione, accorrono tutti alla ricerca di parole più appropriate, perfino più affettuose, da rivolgere ai propri avversari. Forse allora sarebbe il caso di provare a mettere le nostre dispute su un binario più rispettoso dell’umanità di tutti noi. Senza che per arrivare a tanto si debba aspettare di dover fare i conti con la maggiore difficoltà altrui". (di Marco Follini)
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Molestie sul lavoro, anche carezze e confidenze non richieste possono essere risarcite
(Adnkronos) – Carezze, contatti fisici e confidenze non richieste, anche in assenza di una esplicita connotazione sessuale, possono integrare una molestia sul luogo di lavoro e comportare una responsabilità a carico dell’azienda. E' quanto ha stabilito il Tribunale di Prato, con un decreto del giudice del lavoro Cristina Mancini, che ha accolto il
ricorso presentato da un’impiegata di una ditta pratese. La notizia è riportata oggi dal quotidiano "Il Tirreno". La lavoratrice, addetta al controllo qualità, aveva denunciato una serie di comportamenti da parte del socio e amministratore della società, che secondo quanto ricostruito in giudizio si erano protratti tra gennaio e luglio 2026. Le attenzioni, ritenute indesiderate dalla dipendente, le avrebbero provocato un forte stato di disagio, fino a determinare problemi di salute certificati dall’Inail e un'assenza dal lavoro durata quasi quattro mesi. Al termine del procedimento, l’azienda è stata condannata a pagare oltre 4mila euro a titolo di risarcimento dei danni. Il giudice ha inoltre ordinato alla società di adottare tutte le misure organizzative necessarie affinché, al momento del rientro della lavoratrice, siano garantiti il rispetto della sua sfera personale e della sua integrità morale e sia impedita la reiterazione delle condotte contestate. Tra gli episodi esaminati dal Tribunale, racconta "Il Tirreno", uno risale a una riunione aziendale alla presenza di numerosi colleghi e di figure apicali della società. In quell’occasione, secondo quanto riferito dalla dipendente, l’amministratore si sarebbe avvicinato alle sue spalle, raccogliendole i capelli con una mano e appoggiandole contemporaneamente l’altra sulla spalla. In un'altra circostanza, mentre la lavoratrice attraversava un corridoio dell’azienda, l’uomo le avrebbe appoggiato una mano sulla spalla, toccandole la schiena. In un ulteriore episodio, le avrebbe spostato i capelli dal viso alla presenza di altri dipendenti. Nel corso della vicenda sarebbero state inoltre rivolte alla lavoratrice osservazioni sul suo aspetto e sul suo abbigliamento. Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, la dipendente aveva manifestato il proprio dissenso rispetto a questo tipo di confidenza, senza però che i comportamenti cessassero. Per il giudice, il punto centrale della vicenda non è la presenza di un desiderio sessuale esplicito. «Ciò che emerge dagli atti – si legge nel provvedimento – non è tanto una esplicita esteriorizzazione di desiderio o interesse sessuale, quanto piuttosto l’instaurazione unilaterale di una relazione di confidenza fisica non richiesta». Una distinzione che, secondo il Tribunale, non esclude la configurabilità della molestia. «La lesione della dignità della lavoratrice e la conseguente responsabilità datoriale – scrive Mancini – trovano già adeguato fondamento nei comportamenti posti in essere» dall’amministratore, consistiti in «reiterati contatti fisici indesiderati e nelle manifestazioni di confidenza protrattesi anche successivamente all’espresso dissenso manifestato dalla ricorrente». Il decreto sottolinea inoltre che si trattava di comportamenti conosciuti all’interno dell’azienda e oggetto di commenti tra i dipendenti. Per il Tribunale, non si è trattato di semplici gesti di cortesia: «I gesti descritti non si esauriscono, difatti, in ordinari gesti di cortesia o in modalità relazionali neutre, ma consistono in reiterati contatti fisici non richiesti aventi ad oggetto la persona della lavoratrice, i suoi capelli, la sua spalla e la sua schiena». Il principio affermato dal giudice è che la molestia non deve necessariamente avere una declinazione sessuale. «Non tutto ciò che riguarda il corpo di una donna è necessariamente molestia sessuale – osserva Mancini – può tuttavia costituire molestia e discriminazione quando, in ragione del sesso della lavoratrice, invade una sfera personale che il contesto lavorativo deve invece rispettare e proteggere». La dipendente non si è dimessa e si appresta a rientrare al lavoro. Proprio per questo il Tribunale ha imposto alla società specifiche misure organizzative, affinché il ritorno in azienda avvenga in condizioni tali da tutelarne la dignità, l'integrità morale e la sfera personale. La decisione ribadisce così che, nei rapporti professionali, anche comportamenti presentati come semplici manifestazioni di cordialità possono oltrepassare i limiti quando sono indesiderati, reiterati e lesivi della dignità della persona.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cernobbio, ultima giornata tra Salvini, opposizioni e Del Vecchio. Renzi: “Meloni contenta, ma il Paese è povero”
(Adnkronos) – Da Leonardo Del Vecchio a Salvini e Giorgetti alle opposizioni politiche: l'ultima giornata del Forum Ambrosetti a Cernobbio spazia dall'economia alla politica per chiudere i battenti sotto il volo delle Frecce tricolore sul Lago di Como. In apertura dei lavori gli interventi delle opposizioni con Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe Conte (M5S); Matteo Renzi (Iv) e Elly Schlein (Pd). A seguire il governo con il vice premier Matteo Salvini e il ministro Paolo Zangrillo. L'ultimo panel tocca al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Tra gli ospiti anche Leonardo Maria Del Vecchio. Poi il lunch di PizzaAut, il primo ristorante in Europa gestito interamente da autistici che unisce eccellenza gastronomica e inclusione sociale. Finale infine con l'esibizione delle Frecce tricolore del team acrobatico nazionale. “Giorgia Meloni è contenta di aver superato il record di longevità, però i dati Istat ci consegnano un Paese con più poveri, con meno potere d'acquisto e con l'aumento della spesa della quotidianità, dalle bollette al carrello della spesa". Così il leader di Italia Viva Matteo Renzi parlando con i giornalisti a Villa d'Este prima di intervenire al Forum. "Questo è il punto su cui il centrosinistra, non solo il Campo Largo, deve proporre un'alternativa", ha aggiunto. "Il Campo Largo è fatto da PD, AVS e 5 Stelle, una coalizione che non ha il nostro contributo. Noi siamo dentro una cosa un po' più ampia che si chiama centrosinistra", ha continuato. Per quanto riguarda Roberto Vannacci, ospite ieri del Forum in un confonto con l'ex premier Mario Monti, per Renzi "interpreta una linea politica che non c'è soltanto in Italia. È la linea politica che, ad esempio, in Germania ha Alternative for Deutschland". "Alternative for Deutschland ha rilasciato il programma politico qualche giorno fa e in questo programma ha detto che le persone con disabilità devono stare in classi separate. È la stessa cosa che Vannacci aveva detto un anno fa. A me questa cosa fa venire i brividi, accappona la pelle, perché penso che sia la negazione di tutto ciò che noi siamo". Ma, prosegue, "Vannacci rappresenta un pezzo della cultura politica, si fa per dire, a livello mondiale, e in questo è la destra estrema. La vera domanda è: Giorgia Meloni può presentarsi davanti agli italiani alleandosi con Vannacci? Secondo me no, perché questo vorrebbe dire non soltanto distruggere la sua coalizione. Ma distruggere tutte le cose sulle quali ha lavorato in questi anni. La vera questione non è essere sorpreso da Vannacci o da Monti, ma prendere atto del fatto che se Vannacci va con la Meloni perde la faccia. Se Vannacci non va con la Meloni perde le elezioni. In entrambi i casi, direi che ci attende un anno abbastanza interessante". Poi il passaggio sulla prossima tornata elettorale nel corso dell'intervento: "Noi non sappiamo se il prossimo forum Ambrosetti sarà un forum elettorale o un forum col nuovo governo. Dipende da quando Giorgia Meloni vorrà andare a fare una campagna elettorale. La vera domanda è quando si vota: io penso che sia logico votare a maggio, per evitarci una campagna elettorale estiva". "Il centrosinistra, se si mette d'accordo su dei punti precisi, con un contratto alla tedesca, non soltanto manda a casa Urso e Salvini, ma può dare all'Europa l'idea di un'Italia protagonista e che non sia un'Italia in cui semplicemente si invita a galleggiare", spiega. Renzi infilza quindi il governo sul risiko bancario. "Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti – afferma il leader di Italia Viva rivolto alla platea – ha deciso di mettere il Golden Power contro Unicredit, e tutti zitti, rendendo Banco Bpm, una banca in mano ai francesi". "Ma vi sembra normale – continua Renzi – che a fronte di un'operazione che stanno facendo due manager importanti, quali Carlo Messina e Carlo Cimbri, il governo esca dalla sua neutralità e metta il naso ancora una volta su queste vicende, e tutti zitti", conclude. "L'Europa non si avvantaggia di nulla nel proseguire un'escalation militare che sta portando solo a una politica di riarmo che sta drenando risorse". Così il leader M5S Giuseppe Conte oggi al Forum. Con l'aumento delle spese per la difesa concordato dal governo in sede Nato "alcuni si avvantaggiano ma altri si impoveriranno di più", sono impegni "sottoscritti da Meloni irresponsabilmente, mai potremmo sostenere questo impegno" nell'Alleanza, aggiunge. Sul programma abbiamo "proposte significative su politiche del lavoro, ambientali e alcuni elementi importanti come la legge sul conflitto d'interessi". Tagliare i costi energetici con l'uso delle rinnvabili ed affrontare il nodo 'acqua' che vede l'Italia al primo posto in Ue per dispersione idrica. Sono le priorità indicate dal leader Avs Angelo Bonelli intervenendo al Forum Teha a Cernobbio. "Abbiamo la necessità di avviare un processo di semplificazione sulle rinnovabili", di intervenire con impianti di accumulo. "Questa è una grande questione che il governo non riesce a capire" per affrontare "la grande sfida di abbassare il costo dell'energia". Per "noi è la grande sfida", dice. "L'altra grande questione attiene all'acqua: è inammissibile che Italia in Ue sia la peggiore in Ue per dispersione di acqua, il commissario Nicola dell'Acqua non ha fatto niente", dice, spiegando che oggi si perdono risorse idriche che potrebbero "dare da bere a una popolazione di 43 mln persone", conclude.
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Al regista portoghese Pedro Costa il Premio Robert Bresson
(Adnkronos) – E' il regista portoghese Pedro Costa il vincitore della XXVII edizione del Premio Robert Bresson. La cerimonia di consegna si è tenuta presso l’Italian Pavilion, nell'ambito dell'83/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, con il parere favorevole del Dicastero per la Cultura e l'Educazione e del Dicastero per la Comunicazione, il riconoscimento si distingue per essere l’unico premio cinematografico al mondo attribuito dalla Santa Sede, nonché uno dei più rilevanti riconoscimenti collaterali della Mostra. Istituito nel 1999, il Premio viene assegnato annualmente al regista che abbia offerto «una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita». L'assegnazione a Pedro Costa è stata accompagnata dalla seguente motivazione: «In oltre trent'anni di lavoro Pedro Costa ha tolto dal cinema tutto ciò che era superfluo. Luci, carrelli, musica, recitazione. Ha ereditato il rigore etico di Robert Bresson e lo ha trasformato in lezione di umanità nelle case buie di un quartiere demolito, tra gli uomini e le donne dimenticati dalla Storia. Non per questo il suo è un cinema che consoli o redima. La sua scommessa è il tempo, il volto, la luce sopravvissuta all’ombra. Il suo lascito agli ultimi: una forma. E a noi una testimonianza intransigente di quella ricerca del significato spirituale della vita che il Premio riconosce». La cerimonia, condotta da Gianluca Arnone (caporedattore della Rivista del Cinematografo), è stata aperta dal saluto del Direttore della Mostra, Alberto Barbera, che ha definito il Bresson «un appuntamento e un premio importantissimo. È molto significativo che quest'anno vada a Pedro Costa, cantore di un cinema ambizioso e senza compromessi, autore di opere capaci di addentrarsi in una dimensione superiore della nostra esistenza e che ci aiutano a confrontarci con questioni che vanno al di là del cinema stesso». A delineare l'orizzonte di senso del Premio è stato monsignore Davide Milani, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo: «Spesso nel dare i premi c’è un equivoco su chi conferisca prestigio a chi. La Bibbia ci ricorda che 'il ferro si affila con il ferro, l’amicizia si affila con lo sguardo dell’altro'. Ecco, lo sguardo dell'Ente dello Spettacolo si affila nel momento in cui si posa sul cinema di Pedro Costa: conosciamo la nostra identità, ma l’identità non è un monolite, si arricchisce e si precisa di volta in volta nell'incontro». A consegnare il premio – realizzato e donato da Lucio Minigrilli – è stata la Senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretario al Ministero della Cultura con delega al cinema: «L’Ente dello Spettacolo ci porta nella parte più profonda dell'audiovisivo, ricordandoci l’importanza delle immagini quando scrutano la nostra anima. Questo riconoscimento va a un grande artista che sa andare sotto la superficie, trovando dignità nei piccoli gesti del quotidiano e aiutandoci a scoprire mondi che altrimenti non potremmo mai vivere». Presente anche l'ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, Maria Amélia Maio de Paiva, che ha espresso gratitudine per il riconoscimento «alla brillante carriera di un artista radicale, voce rispettosa delle comunità emarginate, che trasforma le routine locali in arte universale in un mondo che ha un disperato bisogno di empatia umana». Ricevendo il premio, Pedro Costa – che a Venezia ha ripercorso il suo cinema e delineato i contorni del suo prossimo, travagliato lungometraggio musicale nato dal corto As filhas do fogo – ha espresso profonda gratitudine: «È commovente ricevere un premio che porta il nome di una figura così importante per noi registi. La vocazione del cinema è sempre stata questa: cercare di capire qualcosa di misterioso nell’essere umano e nel mondo attraverso l’immagine e il suono». Il regista ha infine ribadito la sua concezione radicale della settima arte: «Il cinema non è semplicemente mettere insieme una troupe e girare i festival. Il cinema è l’arte della rivolta. Quando smette di confrontarsi con la realtà, o si rifiuta di vederla, non è più cinema, smette di esistere».
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)